domenica 23 dicembre 2012

I DIFETTI DEL LEGNO





Il legno è un materiale che può presentare diversi difetti per tanti motivi: primo fra tutti l’attacco degli insetti xilofagi, cioè mangiatori del legno; questi possono attaccare il tronco, sia quando la pianta è ancora in piedi, sia quando è già stato tagliato in tavolame. Generalmente l’insetto adulto deposita le uova negli anfratti della corteccia e quando queste si schiudono, la larva che ne esce si fa strada attaccando prima l’alburno, che è più tenero, per poi passare anche al durame, scavando gallerie più o meno grandi a seconda dell’insetto in questione. Perché ci sia un attacco da parte di questi parassiti, il legno deve avere una certa umidità; si è scoperto infatti che con una umidità pari o al di sotto dell’8%, gli insetti xilofagi sono poco portati ad attaccare il legno. Teniamo conto però che il tavolame in vendita è commercialmente accettato con una umidità che oscilla tra il 12% e il 15%, e tutti sappiamo che il classico tarlo attacca volentieri i mobili antichi che abbiamo in casa, con una umidità sicuramente bassa e non sono protetti da alcuna vernice, che è un ottimo dissuasore per questi parassiti. Esistono in commercio degli antiparassitari che combattono l’azione di questi insetti o la prevengono, ma sono destinati ai legni più pregiati, visto che il trattamento risulta abbastanza costoso.
Esistono inoltre altri parassiti, ma di tipo vegetale: sono i funghi e le muffe; perché questi si possano sviluppare devono, anche in questo caso, esserci delle condizioni ambientali particolari, soprattutto una umidità almeno del 25% ed una temperatura compresa tra 0°C e 40°C; al di sotto e al di sopra di queste temperature i funghi non proliferano. Di funghi ne esistono di due categorie: una macchia il legno in modo definitivo, l’altra attacca il legno facendolo marcire e scavandolo; in entrambi i casi il legno colpito deve essere asportato.
Naturalmente, oltre ai difetti provocati dai vari parassiti, ci sono quelli morfologici che nascono da condizioni ambientali in cui è vissuto l’albero, o da caratteristiche strutturali del tronco.
Uno, per esempio, è la  lunatura  o  doppio alburno  che si verifica per effetto del gelo, che atrofizza le cellule dell’alburno più vicine al durame, causandone il distacco ed impedendone la trasformazione in durame; poi, col tempo, si forma un nuovo alburno che procederà normalmente, diventando durame a sua volta, ma la parte di alburno congelata rimarrà sempre una zona a sé stante e non sarà mai integrata solidamente nel tronco che, una volta ridotto in tavole, darà origine a del legno scarsamente utilizzabile.



Un altro difetto è il  cuore eccentrico  che viene provocato generalmente da una crescita anomala del tronco che, nascendo su un terreno inclinato, parte con la base arcuata per riportarsi poi in verticale;


 in questa parte curva si riscontra che il midollo è spostato verso la zona a monte e gli anelli annuali risultano deformati, infatti sono più stretti nella zona a monte, mentre sono più dilatati nella zona a valle. Questo comporta la presenza di  legno di compressione  a monte e di  legno di tensione  a valle; la parte curva del tronco risulta così inutilizzabile, in quanto il legno in quelle condizioni sarà sempre instabile per le notevoli tensioni interne che ne risultano.


C’è un’alta serie di “ difetti “ che noi riscontriamo nelle tavole ottenute tagliando un tronco, sono i nodi; questi elementi tondeggianti, di legno più scuro e più compatto ci sono perché rappresentano l’impianto di un ramo nel fusto; abitualmente si distinguono in tre categorie: nodi sani o vivi, nodi mobili o morti  e  nodi a baffo.


Il nodo vivo è quello che è solidale con la tavola e si presenta fisso e duro; il nodo morto invece può essere mobile (nel senso che, per la sua conformazione contorta, non riesce a sfilarsi dalla tavola, ma è staccato), oppure può mancare del tutto la parte centrale, lasciando quindi un foro al centro del nodo stesso (che significa che è riuscito a sfilarsi). Questi due tipi di nodi si trovano nelle tavole ottenute con un taglio tangenziale; per il nodo a baffo il discorso è diverso perché lo si vede esclusivamente nelle tavole centrali, in cui la sega che ha tagliato le tavole è capitata in asse con un ramo (oppure nelle tavole tagliate radialmente) e il nodo si vede sezionato in tutta la sua profondità, evidenziando la tipica forma a corno rovesciato.
I nodi sono tipici delle conifere e le tavole che vengono ottenute dal taglio di questi alberi vengono classificate in 5 categorie di pregio decrescente:

Prima scelta                : legno bello senza nodi o con nodi vivi piccolissimi.
Seconda scelta           : legno bello, ma con nodi anche morti, ma senza nodi a baffo.
Terza scelta                 : legno meno bello con nodi grossi, anche morti, e con nodi a     
                                          baffo.
Quarta/quinta scelta : legno brutto con molti nodi, tavole storte o imbarcate, utili  
                                          solo per lavori scadenti o cantieristica edile.

E’ chiaro che, per ottenere delle tavole senza nodi nelle conifere, bisogna occuparsi delle piante, a cui si dovranno potare i rametti e togliere le gemme che si formano nella parte inferiore del fusto, per fare in modo che i rami (che sono indispensabili per la sopravvivenza dell’albero) si sviluppino solamente oltre una certa altezza, in maniera che dalla parte inferiore si possano ottenere tavole di prima scelta, che per le conifere sono considerate commerciali quando hanno una lunghezza leggermente superiore ai 4 metri.
Dobbiamo spendere qualche parola anche a proposito di un altro difetto dei tronchi: le crepe; queste possono essere al centro o all’esterno del tronco. Le prime si verificano quasi sempre negli alberi piuttosto vecchi, le seconde si trovano anche negli alberi giovani che subiscono dei forti sbalzi di temperatura, che provocano una diversa evaporazione tra la parte esterna (che si asciuga di più e si ritira), e quella interna (che mantiene la propria umidità e dimensione).
E’ ovvio che tronchi di questo tipo non sono destinati al taglio in tavole, perché la sfruttabilità del tavolame che ne risulterebbe sarebbe molto bassa. Le crepe, però, si possono verificare anche nelle tavole ricavate da tronchi sani, le quali durante la stagionatura cominciano a fendersi partendo dalle estremità; questo è un problema tipico delle tavole di rovere e tutta la sua famiglia, e per limitare i danni, vengono piantate delle lamierine di ferro ondulate, o delle graffe, nelle teste che si stanno aprendo, per cercare di trattenere le due parti della tavola che si stanno allontanando. Si cerca comunque di evitare di far nascere queste crepe, spalmando le teste delle tavole con alcune sostanze cerose, che bloccano l’evaporazione in quella zona, impedendone il ritiro eccessivo che è la causa che origina la crepa.
Parlando di rovere (e di tutta la sua famiglia) mi ricordo che una volta tutti i tronchi che contengono tannino, e quindi anche il castagno, venivano lavati nei torrenti per eliminare questa sostanza, in quanto al momento della verniciatura trasparente, i solventi facevano affiorare questo prodotto che creava delle macchie nella superficie, rovinando tutto il lavoro fatto prima. C’era anche un altro sistema in uso: dopo aver tagliato il tronco in tavole, queste venivano messe all’aperto, in piedi leggermente inclinate, appoggiate ad un palo orizzontale, ed alternate incrociandole, per fare in modo che le piogge dilavassero piano piano il tannino.
Oggi queste operazioni non si fanno quasi più perché sono state inventate delle sostanze che si danno sulle superfici da verniciare, che si chiamano  isolanti, i quali  creano una barriera impenetrabile ai solventi, che quindi non entrano in contatto con il tannino e pertanto non lo fanno affiorare.  Ci sono oggi anche le vernici ad acqua che, non contenendo solventi, non fanno affiorare il tannino e quindi il problema delle eventuali macchie in fase di verniciatura è eliminato.