sabato 24 maggio 2014

TRAPANI ED AVVITATORI A BATTERIA

Per concludere il discorso sulle batterie, iniziato nell'articolo precedente, possiamo dire che la vita della batteria si calcola considerando i cicli di carica e scarica completa che riesce a sostenere: una batteria di 4 Ah, rispetto ad una di 2 Ah a parità di applicazione, dovrà essere ricaricata la metà delle volte e quindi durerà il doppio di tempo.
Esaurite le notizie sulle batterie, possiamo parlare degli elettroutensili che le usano, primi fra tutti i trapani e gli avvitatori. In oltre 80 anni di storia il marchio DEWALT si è guadagnata un'ottima reputazione nella progettazione, sviluppo e produzione di elettroutensili professionali: potenza, affidabilità, precisione e robustezza sono diventati sinonimi di qualità dei prodotti DEWALT. I colori giallo e nero sono molto riconosciuti sul mercato, sia dell'elettroutensile che negli accessori.

DEWALT  DCD732M2  Trapano Avvitatore 14,4 V  4Ah





L’ultimo salto qualitativo nel campo degli elettroutensili a batteria è stato l’utilizzo dei motori “brushless”, cioè dei motori senza spazzole. Fino a poco tempo fa tutti gli utensili, di qualunque azienda costruttrice, utilizzavano i soliti motori a corrente continua, che erano dotati di spazzole in grafite per trasmettere la corrente al rotore.
Da poco tempo si è riusciti a produrre dei motori a corrente continua ad induzione, cioè senza spazzole; i vantaggi sono: innanzitutto l’eliminazione dell’attrito tra i carboncini ed il collettore (che assorbiva energia) ed inoltre un abbattimento della temperatura provocata dallo sfregamento, per cui il nuovo motore lavora in condizioni termiche migliori.
Questi fattori portano ad un risparmio di energia che permette di usare meglio e più a lungo la batteria; nel contempo si riduce notevolmente la manutenzione del motore che, essendo ad induzione, non richiede la sostituzione delle spazzole quando si sono consumate, anche per un trapano a tre velocità e dotato di percussione come questo: 


DEWALT  DCD937M2  Trapano Avvitatore  3 Velocità con percussione  14,4 V  4Ah





I due trapani/avvitatori che si vedono nelle foto appena pubblicate sono piuttosto potenti, come si nota dalle tabelle, ma hanno un limite applicativo: devono essere usati in spazi sufficientemente ampi e lavorare frontalmente; esistono però delle condizioni che richiedono l’intervento di elettroutensili che non hanno magari delle prestazioni superbe, ma che si possono usare in zone anguste o scomode, come per esempio l’interno di un mobile piuttosto stretto.
Per risolvere problemi di questo tipo è stato costruito l’avvitatore angolare, che riesce ad infilarsi in zone precluse agli avvitatori normali e funziona utilizzando una coppia di ingranaggi conici, i quali fanno lavorare l’utensile perpendicolarmente all’asse di rotazione del motore, dotandolo inoltre di un mandrino particolarmente corto, per minimizzare l’ingombro trasversale. 


DEWALT  DCD720C1  Trapano Avvitatore Angolare  14,4 V  



Questo elettroutensile, in particolare, può lavorare con due velocità molto diverse fra loro; questo significa che funziona bene sia come avvitatore che come trapano.
L’ultimo nato della famiglia degli avvitatori è quello in linea; è un oggetto un po’ particolare, che viene utilizzato nelle condizioni più disagiate dove lo spazio di intervento è praticamente quello del braccio dell’operatore.
In pratica questo avvitatore può avvitare (o svitare) delle viti, non grandissime, anche sul fondo di una tubazione, purchè ci sia lo spazio per infilare il braccio; infatti questo prodotto funziona con il corpo in due posizioni: la classica posizione “a pistola”, oppure quella in linea, per ridurre l’ingombro laterale.

Inoltre usufruisce di una nuova tecnologia giroscopica che permette di avvitare o svitare semplicemente ruotando il polso verso destra o verso sinistra, senza bisogno di azionare alcun interruttore, e le due luci a led che ha anteriormente, richiedono solo che l’occhio possa vedere la vite e che il braccio possa raggiungerla.

DEWALT  DCF680G2  Avvitatore  7,2 V  Posizione "a pistola"


DEWALT  DCF680 G2  Avvitatore  7,2 V   Posizione "in linea"



giovedì 15 maggio 2014

GLI ELETTROUTENSILI




Dopo aver trattato l’argomento delle macchine fisse da falegnameria e dintorni, credo che sia doveroso affrontare un altro tema: quello degli elettroutensili, che hanno un po’ rivoluzionato il modo di lavorare dei falegnami i quali, se erano fuori dal loro laboratorio e dovevano effettuare delle operazioni di modifica o di adattamento al mobile che avevano costruito, potevano intervenire solo con degli strumenti manuali.
E’ chiaro che l’uso degli utensili manuali è sempre esistito, anche all’interno dei laboratori, ma il loro uso comporta una discreta fatica, soprattutto se si deve intervenire in posizioni scomode, e comunque richiede un certo tempo per essere eseguita.
L’invenzione degli elettroutensili ha portato una variazione notevole nel comportamento degli operai addetti ai vari lavori, sollevandoli a volte da sforzi non indifferenti ed aumentando nel contempo la precisione del lavoro da eseguire.
Se pensiamo anche solo alla necessità di fare un foro in un fianco all’interno di un mobile, una volta si usava il trapano manuale ad ingranaggi oppure il cosiddetto girabacchino o trapano a gomito; questi attrezzi richiedevano sempre l’uso di entrambe le mani e, lavorando in zone scomode, poteva costituire un problema.
Oggi con un trapano elettrico il lavoro si può eseguire con una mano sola, sbilanciandosi all’interno del mobile senza la minima difficoltà. Quindi siamo tutti grati a chi si è dedicato allo studio e all’invenzione di tutti quegli elettroutensili che, più o meno, usiamo un po’ tutti quando dobbiamo destreggiarci nel mondo del bricolage domestico.
Molti pensano che tutti questi attrezzi siano nati da poco, probabilmente perché la loro grande diffusione è avvenuta negli ultimi decenni, ma il trapano elettrico manuale è stato inventato nel 1895 ed il seghetto alternativo è nato attorno agli anni ‘30. Gli altri sono successivi e sono stati prodotti quando la tecnologia e l’inventiva dei produttori sono riuscite a risolvere i vari problemi costruttivi.
Un altro grande passo avanti nel campo degli elettroutensili è stato fatto quando dall’utensile elettrico, che funzionava con corrente di rete e quindi necessitava di una presa di corrente nelle vicinanze o magari di una notevole prolunga, si è passati all’utensile a batteria.
Questi ultimi hanno rappresentato un grande vantaggio, soprattutto lavorando nei cantieri, dove solitamente il numero di operai che lavorano, facendo ognuno il proprio mestiere, è notevole ed ognuno ha i propri attrezzi da collegare al quadro elettrico.
Il momento magico in cui l’utensile a batteria surclassa quello a filo è negli interventi che richiedono l’uso di una scala: quando si è a 3 o 4 metri di altezza, il peso del filo e del contenitore della prolunga sono decisamente un handicap notevole.
La possibilità di usare un utensile senza doversi trascinare dietro un filo, che lo tira da una parte, è un vantaggio innegabile e ormai anche all’interno dei laboratori di falegnameria (e non solo quelli ovviamente) gli utensili a batteria la fanno da padrone.
Se vogliamo seguire un po’ di storia degli elettroutensili a batteria, dobbiamo ricordare che il primo trapano a batteria è stato sviluppato nel 1961 dalla Black & Decker ed utilizzavano già le batterie al Nichel-Cadmio. Sulla spinta di questa tecnologia, nel 1971 in collaborazione con la NASA è nato il “Lunar Surface Drill”, un carotatore a batteria con cui vennero prelevati campioni del suolo lunare durante le missioni Apollo.
Il mercato degli elettroutensili si è poi sviluppato piuttosto lentamente fino agli anni ’80, quando ha cominciato a trovare interesse presso il grande pubblico; negli anni ’90 è stato fatto il tentativo di utilizzare batterie al piombo, subito abbandonato.
Più o meno nello stesso periodo sono state sviluppate le batterie al Nichel-Metal-Idruro (Ni-MH), che però sono partite con la consapevolezza che sarebbero state “un prodotto di transizione”, visto che erano cominciati gli esperimenti con le batterie al Litio e si era capito che avrebbero rappresentato lo step successivo.
Le batterie al Ni-MH erano più leggere di quelle al NI-Cd del 20%, ma rimanevano pur sempre più pesanti di quelle al litio del 30%; inoltre avevano un costo superiore al Ni-Cd (anche se inferiore al Litio), infine non risolvevano l’effetto memoria, superato soltanto con le batterie al litio.
Nella gestione delle batterie al Litio è molto importante l’elettronica, che è contenuta in parte all’interno della batteria ed in parte nell’elettroutensile; per questo tipo di batterie è indispensabile evitare che si scarichino completamente, bisogna che rimanga un 5% di carica, altrimenti si rovinano irrimediabilmente e bisogna sostituirle.
I vantaggi delle batterie al Litio sono diversi:

Il voltaggio delle celle si mantiene costante, consentendo all’utensile di mantenere le stesse prestazioni fino all’esaurimento della carica; questo, oltre a dare una maggiore efficacia durante il lavoro, consente di aumentare l’autonomia dell’utensile.

Anche se non utilizzata, qualsiasi batteria tende a scaricarsi per effetto di quella che viene chiamata “auto scarica”; le batterie al litio si scaricano molto più lentamente delle altre (tra 1% e 5% al mese). Questo significa che l’utensile è sempre pronto, anche dopo lunghi periodi di inattività.

Le batterie al litio sono più leggere del 50% rispetto a quelle al Ni-Cd e possono arrivare a un amperaggio anche doppio a parità di voltaggio; il tutto si traduce in utensili più leggeri,  potenza e durata migliorate.

L’uso del Litio permette di rispettare l’ambiente e le varie normative come la RoHS.

Le batterie agli ioni di Litio non risentono dell’effetto memoria, che per molti anni è stato l’incubo di tutti gli utilizzatori e che ha costretto i produttori a mettere sul mercato dei caricabatterie che prima scaricavano completamente, poi cominciavano la ricarica. Le batterie al litio si possono invece ricaricare in qualunque momento, senza pregiudicarne il buon funzionamento.

Le batterie al Litio di oggi possono raggiungere i 5Ah di capacità, senza aumentare di peso e con le stesse dimensioni di prima, dando contemporaneamente una durata eccezionale all’utilizzatore.          


                                                                                                                      (Fine prima parte)

domenica 4 maggio 2014

LE CABINE DI VERNICIATURA



In queste cabine viene effettuata l’ultima lavorazione che si fa sui mobili prima dell’assemblaggio eventuale e della consegna al cliente. La verniciatura viene fatta con gli aerografi (o pistole a spruzzo), che possono avere il serbatoio sopra o sotto la pistola; queste usano un getto d’aria a bassa pressione (da 2,5 a 4 bar) che spinge la vernice, dopo averla nebulizzata, verso l’oggetto da verniciare.
Quella che non colpisce l’oggetto viene portata via dall’impianto di aspirazione, per evitare che l’operatore rischi di respirarla. Esiste anche un sistema di verniciatura che si chiama airless che non prevede l’uso dell’aria compressa per spruzzare la vernice, ma quello di una pompa ad alta pressione (da 80 a 200 bar circa) che proietta il prodotto nebulizzato direttamente sul manufatto da trattare, usando una pistola senza serbatoio, visto che la pompa dell’impianto ha un tubo che pesca direttamente nel bidone dove è stata preparata la vernice. 


Le cabine di verniciatura sono nate per creare un ambiante generalmente chiuso, in cui effettuare la verniciatura al riparo dalla polvere che si produce nel resto del laboratorio ed adottando un sistema di aspirazione che porta via tutte le microgocce di vernice che non si depositano sull’oggetto in lavorazione.
Queste cabine sono dotate di filtri speciali per fare in modo che la vernice asportata dall’ambiente non vada dispersa all’esterno, concorrendo quindi all’inquinamento atmosferico.
Le cabine di verniciatura sono fondamentamentalmente di due tipi: ad acqua ed a secco. Quella ad acqua utilizza un velo d’acqua in cascata, alle spalle dell’oggetto che si sta verniciando, coadiuvata da un aspiratore che fa in modo che il liquido inglobi le particelle di vernice, facendole ricadere in una vasca sottostante dove viene filtrata per essere rimessa in circolo, mentre la vernice in sospensione viene indirizzata verso una zona di raccolta in cui diventa un fango che viene depositato dentro a dei fusti che poi vengono ritirati da aziende specializzate nello smaltimento dei rifiuti speciali. 



Nelle cabine a secco la vernice, sotto forma di microgoccioline, viene risucchiata da un impianto di aspirazione che la fa passare attraverso dei filtri che la trattengono e che, una volta saturati, vengono sostituiti con quelli nuovi, mentre quelli vecchi saranno smaltiti come rifiuti speciali. 


Naturalmente queste cabine, per poter funzionare correttamente, devono avere un ingresso dell’aria per poterne permetterne l’uscita senza mettere in depressione il locale. L’ingresso dell’aria dovrà essere dotato di un filtro che impedisca alla polvere di entrare nel locale, col rischio che qualche granello si depositi sul manufatto in fase di verniciatura, creando dei difetti.
Questo tipo di cabina viene comunemente chiamata “a depressione” ed è usata per l’uso di vernici trasparenti o pigmentate, ma con basso numero di gloss, quindi quelle considerate “opache”, sia ad acqua che a solvente.
Queste cabine possono essere anche aperte alle spalle dell’operatore; però in questo caso bisogna che nell’ambiente circostante non vengano sollevate polveri, che potrebbero danneggiare il lavoro. 


Come vedete da questa foto, su suggerimento del Ministero delle Pari Opportunità, si invita ad utilizzare personale femminile e, al posto della tradizionale tuta bianca in tessuto non tessuto, come abbigliamento da lavoro, si consigliano hot pants e tacchi a spillo!
Per le verniciature che comportano l’uso di prodotti che devono avere un effetto lucido brillante, quindi con un altissimo numero di gloss, si usano le cabine a pressione, dove viene pompata all’interno della cabina, dall’alto, dell’aria microfiltrata per evitare che ci sia la possibilità che un piccolo granello di polvere possa entrare, danneggiando il lavoro.

L’aria immessa all’interno della cabina viene fatta uscire attraverso il pavimento grigliato, che è sospeso da terra ed è collegato a delle uscite alla base della cabina.