domenica 24 agosto 2014

CERNIERE A 30° E A 45°




Fino ad ora abbiamo guardato delle cerniere che permettevano il movimento di sportelli posizionati a 90° rispetto alla carcassa, quindi perpendicolari ai fianchi; esistono però delle versioni di cerniere che sono nate per risolvere problemi di funzionamento su strutture con angoli di battuta diversi.
La cerniera della HETTICH che vi presento adesso è stata progettata per muovere uno sportello che chiude un mobile inclinato di 30° rispetto ai fianchi, ed il posizionamento della stessa viene effettuato sul fianco più corto. 

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Naturalmente, data la posizione insolita della cerniera, l’aspetto estetico del mobile (che, visto il disegno, potrebbe essere un pensile da cucina al termine della composizione, dal lato sinistro) cambia e non si ottengono più i sormonti dello sportello come nei casi visti nell’articolo precedente, ma richiedono una lavorazione dei fianchi della carcassa più complicata. 

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Inoltre i conteggi per la posizione del centro del foro da 35 mm. dello scodellino vanno fatti seguendo l’equazione che è stampata sotto le diciture “In battuta – Scala 1 : 1” e “A filo – Scala 1 : 1”.
E’ ovviamente importante seguire le indicazioni della tabella iniziale che riguarda la fuga da mantenere tra fianco e sportello; in funzione dello spessore del fianco, vengono indicate le altezze delle basette consigliate per il buon funzionamento della cerniera.
Una cosa che salta all’occhio è la diversa posizione della serie di fori sui fianchi che, nel caso delle cerniere a 90° viste precedentemente, era a 37 mm. dal bordo anteriore del fianco, mentre in questo caso le cose cambiano e conviene stamparsi il foglio con i disegni in scala 1 : 1 per determinare tale distanza (evidenziata dalla posizione della punta da trapano).
Nella pagina tecnica c’è una NOTA importante che aiuta a trovare la giusta posizione della cerniera, ma io mi permetto di darvi un consiglio: se usate delle cerniere con angolazioni al di fuori dei 90°, preparatevi un campione con gli stessi spessori del fianco e dello sportello che dovete usare, e studiatevi la situazione dal vivo; eviterete di fare degli errori e dei lavori sbagliati e, dopo aver fatto le prove adeguate, avrete la certezza di ottenere un buon funzionamento dello sportello.
In aggiunta alla cerniera inclinata di 30° esiste anche una versione a 45°, che ha una funzione analoga alla precedente, ma permette una riduzione maggiore della profondità del fianco esterno, su cui usare questo tipo di ferramenta. Lo scopo è quello di ridurre ulteriormente l’impatto visivo del fianco terminale, quando ce lo troviamo di fronte. 

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Le soluzioni di applicazione di questo tipo di cerniere sono maggiori rispetto alla precedente, per dare più scelta a chi deve decidere il modo di utilizzarle. 
  
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Se non l’avete notato, vi sottolineo che queste cerniere che lavorano fuori squadro hanno la possibilità di essere montate su sportelli che hanno uno spessore maggiore: si passa infatti dai 22 mm. della cerniera a 90° ai 28 mm. di queste ultime.
Le cerniere con angolazioni particolari sono nate per venire incontro alle esigenze degli arredatori e dei clienti in certe occasioni: immaginiamo, per esempio, di dover arredare una camera da letto, con l’obbligo di posizionare l’armadio con un fianco proprio di fronte all’apertura della porta della stanza.
Entrare e trovarsi di fronte questo fianco largo 60 cm. ed alto circa 270 cm. non è molto piacevole, pertanto i progettisti di cerniere hanno costruito dei meccanismi per ridurre l’impatto frontale, che si può ottenere riducendo il fianco di fronte alla porta, utilizzando cerniere con angolazioni di 30° o 45°, che parzializzano notevolmente lo scontro visivo con la spalla esterna.
Quindi, quando si entra nell’ambiente, ci si trova di fronte un elemento inclinato, con un fianco molto stretto, che va a raccordarsi, in profondità, con il resto dell’armadio, ottenendo in questo modo che lo sguardo scivoli su questo sportello inclinato, togliendoci la sgradevolezza di un impatto frontale.

Naturalmente queste cerniere, che sono state presentate con la comoda dotazione dell’ammortizzatore interno, esistono anche nella versione più semplice e più economica, senza ammortizzatore.

giovedì 14 agosto 2014

CONTINUANDO A PARLARE DI CERNIERE




Continuando a parlare di cerniere a scodellino, volevo mostrarvi questa cerniera della HETTICH (nelle tre versioni), cercando di spiegarvi come fare per calcolare la posizione in cui fare il foro per lo scodellino, in funzione degli altri parametri di lavorazione.
Cominciamo col dire che il foro per lo scodellino va effettuato con una punta particolare, dotata di riporti in Widia, visto che nella maggior parte dei casi si lavorano dei pannelli di nobilitato, di truciolare rivestito di laminato o con impiallacciature varie, oppure di MDF laccato.
La punta in questione viene chiamata in diversi modi: punta levanodi, punta da cerniere, mecchia (poco appropriato); poiché esistono cerniere con lo scodellino di diverse dimensioni (diametro 26, 35 o 40 mm.), deve essere utilizzata ogni volta la punta adeguata.


Nel caso della cerniera che vi mostro, il foro è di 35 mm.; questa, in particolare, è dotata di ammortizzatore interno, ma esiste anche la versione senza ammortizzatore. 


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Come indicato in alto nella pagina, si possono utilizzare degli sportelli con spessore compreso tra 15 e 22 mm.; nella maggior parte dei casi lo spessore oscilla tra 18 e 20 mm..
Per semplicità limitiamoci a considerare la versione da avvitare TH 52 in battuta, ma i concetti sono gli stessi, a prescindere dal sistema di fissaggio dello scodellino e dalla versione della cerniera.
Immaginiamo quindi di dover montare uno sportello da 20 mm. di spessore per chiudere un pensile da cucina che ha la carcassa costruita in nobilitato da 18 mm. di spessore; lo sportello sarà in battuta e ipotizziamo di usare una basetta a croce (di cui parleremo più avanti) di spessore “0”. 


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A questo punto, guardando in quest’ultima pagina, sotto alla cerniera in battuta, notiamo che c’è un’equazione: D = C + B – A, dove D è lo spessore della basetta (nel nostro caso: 0 mm.), C è la distanza del bordo del foro da 35 mm. dall’estremità dello sportello, B è il sormonto del solo scodellino e A è il sormonto dello sportello sul fianco.
C’è un altro valore evidenziato nel disegno: è F, cioè la fuga che deve rimanere tra l’estremità sinistra dello sportello e l’esterno della carcassa; questa indicazione è importante perché determina lo spazio necessario allo sportello per aprirsi e chiudersi senza che lo spigolo esterno sfreghi per esempio contro un muro adiacente o una colonna frigo.
Le dimensioni di F sono in alto nella pagina tecnica e sono relativi ai vari spessori di sportelli utilizzabili (nel nostro caso è 20 mm., quindi circa 1 mm. di fuga).
Sotto all’equazione suddetta troviamo una tabella che ci aiuta a determinare la misura della distanza C; infatti se consideriamo che con una fuga di 1 mm., su un fianco di 18 mm., il sormonto è 17 mm., usando una basetta “0” (spessore D), la distanza C indicata dalla tabella risulta essere di 4,5 mm..
A questo punto il centro del foro di 35 mm., che deve ospitare lo scodellino di questa cerniera, deve essere a 17,5 + 4,5 = 22 mm. dal bordo esterno dello sportello.
Naturalmente le opzioni sono diverse e, per esempio, se usassimo una basetta da 1,5 mm. (D = 1,5), la distanza dal bordo (distanza C) cresce fino a 6 mm. ed il centro del foro si sposta a 23,5 mm..

Poiché la precisione nel fare il foro da 35 mm. non è totale, a meno che non si usino delle macchine computerizzate, l’eventuale errore che si verifica può sempre essere corretto agendo sulla vite di registrazione laterale, sistemata sopra il braccio della cerniera.

martedì 5 agosto 2014

LA FERRAMENTA: LE CERNIERE





Le cerniere erano già conosciute nell’antichità ed il loro principale sviluppo si è compiuto soprattutto con l’avvento dei mobili, come elemento di vita quotidiana nelle case della gente.
La forma delle cerniere ha avuto diverse evoluzioni ed è andata di pari passo con le varie necessità e le funzioni che dovevano assolvere: dall’apertura del coperchio di un semplice cofanetto, al complicato movimento della porta blindata di un caveau di una banca.
Cambiano le dimensioni ed i materiali per far fronte ai diversi carichi che devono sostenere, cambiano le forme per avere funzionalità ed eleganza, ma la funzione resta sempre la stessa: permettere l’agevole apertura e chiusura di uno “sportello” vincolato ad un contenitore.
Naturalmente la tecnologia degli ultimi decenni ha permesso di costruire cerniere con caratteristiche sempre più sofisticate ed anche complicate; parlando della cerniera usata per la costruzione dei mobili, possiamo notare che fino ai primi anni del dopoguerra per l’arredamento si utilizzavano le cerniere che il mercato offriva in quel momento, cioè: le cerniere a libro e quelle a nastro. 


Poi le cose sono cambiate quando l’arredamento ha compiuto una svolta decisiva, introducendo i mobili componibili, soprattutto le cucine. C’è stata anche una continua ricerca estetica e si è voluto nascondere tutto ciò che poteva disturbare la bellezza del mobile; pertanto si sono studiate delle cerniere che permettessero di aprire e chiudere gli sportelli, senza però che se ne notasse la presenza quando il mobile era chiuso.
Sono nate così, nei primi anni ’60 le cerniere “a scodellino”, che sono note anche come cerniere “da cucina”, perché proprio in questi mobili hanno fatto la loro prima apparizione.
Naturalmente, visto il successo di questo nuovo tipo di ferramenta nei mobili componibili da cucina, la cerniera a scodellino si è cominciata ad usare anche per tutti gli altri mobili dell’arredamento contemporaneo: dai mobili da soggiorno, agli armadi, ai mobili da bagno.
L’importante era costruire dei mobili in cui non si vedessero le cerniere e, nell’evoluzione del mobile moderno, si è arrivati alla nascita del mobile “a spalla continua”, cioè a quella serie di mobili che si potevano assemblare creando strutture con larghezza a piacere, utilizzando dei moduli di dimensioni predefinite, ma che si potevano comporre sviluppandole teoricamente all’infinito.
Bastava aggiungere dei ripiani ed un altro fianco, poi altri ripiani ed un altro fianco, fino a raggiungere la larghezza desiderata.
Chiaramente l’applicazione degli sportelli su queste strutture avveniva in modi diversi, in funzione della diversa disposizione e posizione degli stessi; per poter permettere la loro normale funzione di apertura e chiusura senza interferenza con gli sportelli adiacenti; le cerniere furono diversificate in tre tipologie principali: in battuta, in mezza battuta e a filo (detta anche in luce).
Probabilmente non ci avete mai fatto caso, ma sono strutturalmente diverse e la differenza sta nella dimensione del cosiddetto collo che è la parte del braccio della cerniera che si aggancia allo scodellino.
La cerniera in battuta è la tipica cerniera da cucina, in cui il movimento dello sportello è legato ad una carcassa chiusa, che ha i fianchi di spessore generalmente variabile da 18 a 20 millimetri e, come si nota dal disegno, con questo meccanismo lo sportello “batte” sui fianchi, coprendo lo spessore degli stessi quasi completamente. 

CERNIERA  IN  BATTUTA        www.hettich.it

Le cerniere in mezza battuta si usano invece quando due sportelli devono essere incernierati sullo stesso fianco (situazione molto frequente negli armadi e nei mobili a spalla continua); come si può vedere, il sormonto dello sportello nei confronti del fianco è molto minore, perché va condiviso con l’altro sportello e, tra i due deve rimanere lo spazio sufficiente all’apertura contemporanea delle ante (altro nome per indicare gli sportelli). L’alternativa è costituita dalla possibilità di utilizzare fianchi mosto grossi, ma risulterebbe decisamente antieconomico e di difficile gestione durante il montaggio.

CERNIERE  IN  MEZZA  BATTUTA          www.hettich.it

L’ultimo caso, quello della cerniera a filo, è quello meno frequente; utilizzando questo tipo di ferramenta si viene a peggiorare l’estetica del mobile, perché con lo sportello in luce si viene a mettere in evidenza tutta la struttura del mobile (fianchi e ripiani) che invece rimane nascosta nei casi precedenti. E’ una soluzione che si utilizza volutamente quando i fianchi hanno il bordo anteriore con una conformazione particolare, che si vuole evidenziare, mantenendo spesso gli sportelli in battuta sui ripiani.

CERNIERA  A  FILO           www.hettich.it

Le prime cerniere che fecero la loro comparsa erano molto semplificate, spesso avevano lo scodellino in plastica alettato esternamente, e venivano incastrate nel foro praticato nello sportello con un colpo secco, senza l’uso di viti di fissaggio; inoltre avevano la possibilità di essere registrate solo in profondità (molto rudimentale) ed in larghezza. 

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In seguito c’è stato un miglioramento continuo ed oggi, guardando le caratteristiche di questa cerniera della HETTICH, sappiamo che possiamo disporre di cerniere registrabili nelle tre direzioni dello spazio, con il montaggio a scatto (quindi senza perdere tempo a fissarle con la vite sulla basetta).
In aggiunta a questi miglioramenti, dal 2004 la HETTICH ha iniziato a produrre dei modelli di cerniera dotati di ammortizzatore esterno, per poter lasciare andare lo sportello, in chiusura, senza farlo sbattere; nel 2007, sempre per migliorare l’estetica della cerniera, che oggi è importante che sia bella da vedere anche quando si apre lo sportello, l’ammortizzatore è stato portato all’interno del gambo, quindi invisibile, mantenendo la stessa funzionalità.



mercoledì 23 luglio 2014

LE SEGHE DA BANCO E L'ASPIRATORE





Questa macchina della DEWALT è un po’ il tuttofare per la carpenteria, oppure per le lavorazioni di aggiustaggio durante la fase di montaggio di un mobile che richiede l’adattamento sul posto. 

 
DEWALT  Sega combinata D 27107




Volendo fare un parallelo con le autovetture, possiamo dire che siamo di fronte ad una sega “cabriolet”, visto che ha la duplice funzione di troncatrice (che si può anche inclinare lateralmente) e di sega da banco; basta semplicemente sganciare il piano di lavoro e ribaltarlo di 180°.
L’uso di una lama di diametro 305 mm. permette de effettuare tagli fino a 81 mm. di spessore in posizione di sega circolare, mentre come troncatrice riesce a tagliare degli elementi di profondità 205 mm..
Questa macchina può essere utilizzata sia con le gambe ripiegate sotto la struttura, per funzionare appoggiata sopra un banco, sia come macchina autoportante, aprendo le gambe e portandole in posizione quasi verticale.
Per la sostituzione della lama, che va effettuata sempre nella modalità troncatrice, l’operazione è facilitata da un pulsante di blocco dell’albero motore, quindi il cambio lama si fa utilizzando solo la chiave in dotazione.
Nella posizione di sega circolare c’è in dotazione una guida parallela che può essere montata sia a destra che a sinistra della lama, per facilitare il lavoro dell’operatore.



Quest’altra macchina è un’evoluzione parziale di quella precedente, nel senso che la sua funzione è solo quella di sega da banco, ma più sofisticata. 

DEWALT  Sega da banco DWE 7491





A tutti coloro che montano mobili, soprattutto durante l’allestimento di un negozio o di uno stand fieristico, sarebbe utile una macchina con queste caratteristiche: un motore da 2000 W, una capacità di taglio fino a 77 mm. (con possibilità di inclinare la lama), possibilità di spostare la guida di battuta al di fuori del piano di lavoro, in modo da ampliare la capacità di taglio in larghezza fino a 825 mm., peso contenuto  (tenendo conto dell’oggetto), estrema comodità per gli spostamenti ed il posizionamento in loco. 
Sono inoltre disponibili due accessori per questa macchina: il banchetto fisso ed il banchetto con ruote; il banchetto fisso si limita a sostenere la macchina durante le operazioni di taglio, 


quello con le ruote invece permette un agevole spostamento con una notevole riduzione degli ingombri durante il trasporto, come illustrato nell’immagine seguente: 


Ovviamente è presente un collegamento per un dispositivo di aspirazione delle polveri.





Ogni utensile che produce trucioli o segatura, se non utilizza un sacchetto di raccolta, dovrebbe essere collegato ad un aspiratore, per poter asportare il maggior quantitativo di materiale di scarto dall’utensile, facendo in modo inoltre che non si disperda nell’ambiente, evitando così che l’operatore rischi di respirarlo.

DEWALT  Aspiratore DWV 902 M






La DEWALT ha progettato questo aspiratore, che la capacità di accumulare 38 litri di polvere, trucioli e segatura, oppure 18 litri se si tratta di liquidi. Ha la possibilità di essere anche posizionato ad una certa distanza, per non costituire un intralcio all’operatore, visto che dispone di un tubo di aspirazione lungo oltre 4 metri.
Questo apparecchio è dotato anche di un sistema che lo mette in funzione contemporaneamente all’elettroutensile usato, e continua ad aspirare le polveri per altri 15 secondi dopo lo spegnimento dell’utensile, in modo da garantire che non rimangano in sospensione polveri dannose.
Per ottenere questo funzionamento accoppiato, basta inserire la spina dell’utensile nell’apposita presa sistemata sul coperchio dell’aspiratore, che fa da ponte con la presa in cui è inserita la sua spina.

Questo apparecchio è dotato di filtri a lunga durata, autopulenti, e pertanto è sufficiente svuotare il sacco di raccolta quando è pieno (c’è un segnale acustico che entra in funzione quando va svuotato); la sostituzione dei filtri è necessaria solo in caso di danneggiamento degli stessi. 


lunedì 14 luglio 2014

LA PIALLA E LA FRESATRICE PER LINGUETTE




La pialla manuale è uno strumento molto vecchio, era già conosciuto all’epoca dei Faraoni ed in seguito fu migliorato ai tempi dell’Antica Roma; oggi lo stesso utensile, ovviamente perfezionato per l’uso attuale, si continua ad usare quando si devono effettuare delle asportazioni di legno leggere.
Quando invece bisogna togliere una discreta quantità di materiale, sia in laboratorio che in cantiere, è molto più comodo utilizzare una pialla elettrica.
A differenza di quella manuale, la pialla elettrica lavora con un utensile cilindrico che ruota velocemente ed ha inseriti due coltelli affilatissimi; nelle prime pialle che sono state prodotte i coltelli erano costruiti con dei piatti di acciaio con un riporto in Widia ad un’estremità e dovevano essere smontati per essere riaffilati, quando ce n’era bisogno. 

 
DEWALT  Pialla D 26501





Oggi la tecnologia ci permette di usare sempre il rullo rotante, ma con due alloggiamenti predisposti per accogliere due lame sottili in Widia integrale reversibili, cioè che possono essere utilizzati da un lato e poi dall’altro, e non si affilano data la loro scarsa dimensione, ma si sostituiscono.
Lo scopo della pialla è quello di spianare asportando del legno e, poiché i coltelli sono in Widia, non ci sono problemi ad usarla su materiali ricostituiti come: truciolare, MDF, multistrati, OSB ed altri, dove la colla presente all’interno rappresenta l’elemento responsabile della perdita dell’affilatura nei coltelli.
Se si dovesse piallare un pannello di MDF su un bordo con una pialla manuale, dotata di un coltello d’acciaio, saremmo costretti ad affilarlo in continuazione.
Contrariamente alla pialla manuale, che ha la suola perfettamente dritta, quella elettrica è costituita da due semi-piani sfalsati tra di loro, con la possibilità di regolare questo “scalino”, generalmente tra 0 e 3 mm., per predisporre l’utensile all’asportazione desiderata sul pezzo che dobbiamo lavorare.
Vista la grande produzione di trucioli che questa macchina genera, nella maggior parte dei casi c’è in dotazione un sacchetto raccoglitrucioli, per non spargerli su tutta la zona circostante.
Se non si vuole adoperare il sacchetto, si può collegare la pialla ad un aspiratore che provvederà a liberare l’utensile dai trucioli prodotti.
Questa macchina della DEWALT dispone anche di un freno motore che blocca le lame in 2 secondi, permettendovi di appoggiare l’utensile subito dopo l’uso, senza dover aspettare che il rullo si fermi per esaurimento dell’inerzia; questo sistema minimizza anche il rischio di incidenti.
Questa macchina non si troverà mai in difficoltà se, durante la piallatura incontrerà dei nodi, vista l’ottima potenza disponibile ed il forte diametro del tamburo portacoltelli che, a 11.500 giri al minuto, dispone di una forza d’inerzia tale che è praticamente impossibile da fermare.
Inoltre la struttura metallica dell’utensile porta il suo peso a 4 Kg., che le permette una notevole stabilità, evitando di saltellare per effetto delle vibrazioni, come accade ad altri prodotti analoghi.



La fresatrice per linguette è un elettroutensile relativamente recente ed è stato progettato per consentire l’unione perfetta (senza disallineamenti) di due pezzi di legno, o pannelli ricomposti, da giuntare in piano oppure secondo un angolo predefinito, quando non si ha a disposizione una foratrice per l’inserimento delle spine di collegamento. 


DEWALT  Fresatrice per linguette DW 682 K





L’uso è estremamente semplice e non richiede calcoli particolari per il posizionamento della macchina: basta fare un segno continuo sui due pezzi da unire, perpendicolare alla linea di giunzione, poi si prepara la macchina posizionando all’altezza voluta la lama circolare all’interno, in modo che risulti all’incirca a metà dello spessore dei pezzi da giuntare.
Poi si accende la macchina e si fa affondare la lama, dopo aver regolato la profondità di lavoro, della quantità opportuna per ospitare una metà del tipo di linguetta che si è deciso di adottare.
La DEWALT costruisce questo elettroutensile con le caratteristiche utili perché possa lavorare in tutte le posizioni, ed inoltre può essere utilizzato per effettuare anche delle scanalature larghe come la lama (4mm.), se per esempio si deve infilare una fodera in un mobile; oppure si può tagliare un pannello con spessore inferiore ai 20 mm., che è la sporgenza massima della lama.
La scelta della linguetta dipende da vari fattori, ma soprattutto dallo spessore dei pezzi: se questi vanno giuntati ad angolo retto, la profondità della fresata deve essere ovviamente inferiore allo spessore del pezzo che va fresato in piano, e di conseguenza anche la linguetta.
Le linguette o “lamelli” sono di dimensioni e di foggia diversa in funzione dello spessore dei pezzi in cui devono essere inserite e dell’uso che ne viene fatto. 




Oltre ai lamelli in legno di faggio pressato (tipo “0”, “10” o “20”) che si vedono nella foto a sinistra, che sono destinati a pezzi che vanno incollati fra loro, ne esistono altri che hanno caratteristiche diverse e sono di materiali diversi; alcuni sono destinati ad un collegamento meccanico sganciabile, altri per collegare meccanicamente due parti in maniera stabile e definitiva, quindi non più smontabile.




venerdì 4 luglio 2014

LA SMERIGLIATRICE E L'UTENSILE MULTIFUNZIONE




Un elettroutensile che generalmente non si usa in falegnameria è la smerigliatrice, in quanto è un prodotto destinato prevalentemente alla carpenteria metallica o all’edilizia. 

 
DEWALT  DC 415 M2 Smerigliatrice







Io però ho voluto inserirla nella lista delle macchine da mostrare perché ho avuto modo di utilizzarla per lavori legati alla falegnameria; la DEWALT ne costruisce diversi tipi, io ho scelto questo che è di ultima generazione, dotato di notevole potenza e con batterie al litio da 36 Volt e 4 Ah.
Usando questa macchina in falegnameria naturalmente non si montano mole per smerigliare, ma degli utensili nati appositamente per lavorare il legno. 


www.noi-tools.com                                              www.ediltools.com


La funzione dei due oggetti che si vedono nella fotografia, ognuno davanti al proprio intervento sul legno, è abbastanza simile: entrambi scavano e modellano il massello; sicuramente sono prodotti che vengono apprezzati da chi scolpisce il legno, preparando il lavoro allo scalpello e alla sgorbia, quando il materiale da togliere è molto e questo elettroutensile velocizza notevolmente il lavoro, se monta questi strumenti.
Un’altra occasione in cui vengono usati è nella costruzione di strutture in legno, quando bisogna creare l’alloggiamento per incassare travi, travetti o piastre metalliche di giunzione; esistono anche delle piccole lame circolari per eseguire tagli di righetti, soprattutto nella carpenteria legata all’edilizia.


Uno degli ultimi elettroutensili che sono stati inventati è il multifunzione ad oscillazione; è chiamato così perché l’alberino a cui vengono applicati i vari accessori non ruota ma oscilla con frequenza variabile da 0 a 20.000 vibrazioni al minuto, regolabili in funzione del tipo di lavoro che si deve fare. 

DEWALT  DCS 355 M2  Utensile multifunzione











Prima dell’apparizione di questo utensile sul mercato, i falegnami non si sognavano neanche di poter aprire delle finestrature nelle pareti di un mobile a forma quadrata o rettangolare, senza porre mano agli utensili manuali, per realizzare gli spigoli.
Fortunatamente oggi si può, ed usando la lama opportuna si realizzano fori già dotati degli spigoli vivi, in qualunque pannello di legno; sempre usando lo stesso accessorio, o uno analogo, un montatore di parquet può tagliare i cassonetti delle porte senza smontarli, semplicemente affondando la lama nel cassonetto restando appoggiato con l’elettroutensile su una doga del parquet, in modo da avere già lo spessore giusto.
Questo utensile si può usare anche al posto di una levigatrice orbitale e, con l’accessorio apposito, può raggiungere e carteggiare zone che risulterebbero inaccessibili alle altre levigatrici; è dotato anche di un distanziatore per impedire che le varie lame affondino oltre la misura prevista, nel materiale che sta tagliando.
Inoltre è dotato anche di un LED anteriore per avere la possibilità di ottenere una chiara visione della zona di lavoro. 


Come al solito, il fatto di poter lavorare senza un filo elettrico da trascinarsi dietro, dopo aver cercato una presa in cui infilare la spina, è un grande vantaggio.
Il motore utilizzato fa parte della grande famiglia dei “brushless” DEWALT, con tutti i vantaggi che ne derivano; in dotazione esiste anche un attacco per l’aspirazione e ben 37 accessori di vario tipo, per poter affrontare ogni evenienza.

E per essere sicuri di non rimanere senza accessori sul cantiere, la DEWALT ha previsto anche un adattatore universale per poter utilizzare accessori di altre marche, se non sono reperibili in zona i prodotti originali.