venerdì 24 ottobre 2014

I REGGIPIANI




L’articolo di oggi è dedicato ai reggipiani che sono sempre stati considerati degli elementi insignificanti nel montaggio di qualunque mobile dotato di ripiani. In effetti sarebbe giusto riqualificarli, anche perché non si spiegherebbe il motivo per cui ne esistono tante versioni; ne basterebbe una sola, costituita da un cilindretto metallico da infilare dentro un foro nel fianco di un mobile, sporgendo di qualche millimetro per risolvere tutti i problemi…invece no. 

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Per esempio la HETTICH ne propone 18 tipi; è ovvio che non hanno 18 funzioni diverse ed esistono modelli che si possono scambiare, ottenendo lo stesso risultato, ma variandone l’estetica o la funzionalità; come si vede dalle annotazioni caratteristiche di ciascuno di loro, viene riportato a fianco di ogni tipo il carico massimo sopportabile per metro quadro di ripiano, sostenuto da 4 reggipiani di quel genere.

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La suddivisione fondamentale tra i vari tipi presentati si può fare fra quelli che vanno solo infilati, che vengono usati per ripiani non strutturali, e quelli che invece si aggrappano al fianco con alette di vario tipo, che invece intervengono per sostenere dei ripiani che devono partecipare a mantenere in posizione i fianchi, quando manca un ripiano strutturale a metà altezza ed abbiamo dei fianchi piuttosto alti. 

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A quest’ultima categoria appartengono, per esempio, i modelli: Sekura 1.1, Sekura 6 e Sekura 7; naturalmente i ripiani in questione devono essere stati forati nella posizione opportuna.
Gli altri dotati di alette nel gambo non bloccano il ripiano, ma lo sostengono soltanto e le alette, in questo caso, prevengono soltanto una possibile fuoriuscita dal foro (quando sono sotto carico le alette si piantano nella parte superiore del foro) e sono quindi più affidabili di quelli a perno liscio. 

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Ci sono poi quelli destinati a sorreggere i ripiani in vetro, che sono dotati di appoggi in plastica trasparente oppure di ventosa, per trattenere meglio il ripiano; tra questi ce ne sono alcuni che vengono definiti “di sicurezza” perché trattengono i ripiani molto meglio di quelli semplici e sono registrabili in funzione dello spessore del ripiano, sono a pagina 1133.
Bisogna anche dire che sono quasi tutti previsti per inserirsi dentro ai fori da 5 mm. che di solito vengono praticati nei fianchi dei mobili che permettono il posizionamento dei ripiani secondo necessità; però ce n’è uno che esiste anche nella versione con diametro 3 mm. (il primo in alto a pagina 1134), che nasce come reggipiano per ripiani in vetro, ma che si può tranquillamente usare anche per gli altri, magari sfilando il cappuccio in plastica trasparente. 

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Questi reggipiani più sottili sono nati per venire incontro a chi vuole mantenere la possibilità di spostare i ripiani a suo piacimento, ma non ama vedere tutti quei fori da 5 mm. e preferisce minimizzare la loro presenza riducendone il diametro.

Esistono poi altri tipi di reggipiani che sono più complicati perché richiedono una lavorazione particolare del ripiano per alloggiare una delle due parti da cui sono costituiti. 

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Questi reggipiani sono delle vere e proprie giunzioni tra fianco e ripiani, che pertanto diventano parte integrante della struttura, pur mantenendo la possibilità di essere spostati lungo i fianchi.




martedì 14 ottobre 2014

FERRAMENTA ACCESSORIA PER CUCINE



Io ho lavorato molto nel settore delle cucine componibili e mi è sempre piaciuto per la sua versatilità e per le diverse proposte che vengono previste per soddisfare tutte le esigenze degli utenti finali.
A partire da questo articolo, vi propongo alcuni elementi aggiuntivi di ferramenta che sono fondamentali per la costruzione delle cucine componibili, ma senza addentrarmi nel settore supertecnologico degli accessori comandati elettronicamente, che lascio volentieri a chi si vuole cimentare in tali applicazioni, rimandando le spiegazioni a quello che trovate nel catalogo on line della HETTICH nel sito: www.hettich.it.

LE  ATTACCAGLIE  PER  PENSILI

Con questo nome si intendono quegli elementi che servono a sostenere i pensili, sia che vengano appesi a dei ganci a L, sia che si aggrappino alla solita barra reggipensile da fissare al muro.
Questi supporti, che la HETTICH propone nelle versioni: acciaio zincato e plastica bianca, vanno fissati lateralmente ai fianchi, subito sotto il cielo del pensile che diventa l’elemento di sostegno del mobile; ai bordi laterali di questo vengono applicati i fianchi, che sosterranno il fondo del pensile ed uno o due ripiani con tutto quello che il cliente vorrà appoggiarci sopra. 

 
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La struttura di queste attaccaglie è tale da garantire una resistenza al carico applicato di 65 Kg. ognuna, che significa 130 Kg. per ogni pensile. Visto che il punto di sforzo maggiore è proprio nel cielo, subito sopra le attaccaglie, la HETTICH fa notare, con i disegni alla pagina 1149, quanto sia importante che in quel punto si debba aumentare la resistenza, effettuando una doppia spinatura.
Inoltre si può notare che la fodera del pensile deve essere scantonata nei due angoli superiori, per permettere ai ganci delle attaccaglie di uscire dal mobile per andare ad aggrapparsi al sostegno che è fissato al muro. Seguendo le misure indicate, siamo sicuri che, una volta fissate al loro posto, le attaccaglie nasconderanno completamente gli scassi, rendendoli invisibili a chi apre il pensile.
Dopo aver montato le attaccaglie, guardando il pensile quando lo sportello è aperto, per ognuna di esse si possono notare due viti frontali, oltre a quelle laterali di fissaggio; queste due viti servono per registrare la posizione del pensile, prima di effettuare i fissaggi di collegamento tra un pensile e quelli a fianco.
Come si vede dal disegno, la vite più in alto serve per la registrazione verticale del mobile (la barra di sostegno potrebbe non essere stata montata perfettamente orizzontale), mentre quella più in basso regola la posizione in profondità e questa è molto comoda quando la barra di sostegno è fissata sul muro, mentre in basso i pensili appoggiano su delle vecchie piastrelle montate a calce, che risultano molto sporgenti.
Regolando questa vite si riesce a sistemare il pensile perfettamente a piombo, cosa indispensabile se dobbiamo montare una cucina con composizione ad angolo.

Spostandoci adesso sotto le basi, sappiamo che queste appoggiano su dei piedini registrabili, che permettono ai montatori di sistemare il piano di lavoro in modo che risulti perfettamente orizzontale, sia in lunghezza che in profondità.

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La HETTICH propone ben 9 altezze diverse per i piedini registrabili e, se volete esagerare in altezza, vi fornisce anche un prolungamento da 50 mm.; come si vede dai disegni esistono tre tipi di pattini, da fissare sotto al mobile, dove si inserisce il gambo del piedino, ma quello che si usa maggiormente in falegnameria e a livello hobbistico è sicuramente quello da avvitare; gli altri due sono prevalentemente utilizzati dalle industrie.





sabato 4 ottobre 2014

LE GIUNZIONI AD ECCENTRICO



I mobili, che siano dotati di sportelli oppure no, sono comunque di due tipi: mobili incollati (come gli elementi di una cucina componibile), oppure mobili da assemblare, e quindi da montare in loco e con la possibilità di essere smontati con facilità, per poter essere trasferiti in un altro locale e rimontati.
Per fare questo, la struttura del mobile deve essere lavorata in maniera diversa da quella dei mobili incollati e la differenza sta nella preparazione dei fianchi, dei ripiani e degli zoccoli con opportuni elementi di ferramenta specifica, per poterli assemblare in maniera stabile ed adatta a reggere il peso per cui sono stati progettati.
La lavorazione principale di questi mobili è destinata all’accoppiamento dei fianchi con la base ed il cappello del mobile (se non è molto alto), oppure base, cappello e ripiano intermedio, se il mobile supera un’altezza che è generalmente un metro e mezzo.
I fianchi vengono forati sui lati, in corrispondenza del contatto con gli elementi orizzontali effettuando, per ciascuno di essi, due fori destinati ad ospitare le spine di legno (che avranno il foro corrispondente nei piani orizzontali) e che servono come perni di riferimento per un accoppiamento perfettamente allineato, sia in altezza sia in profondità.
Questi però sono solo perni di allineamento, mentre la struttura del mobile richiede che si debba procedere al bloccaggio delle parti fra loro, per dare solidità al mobile. Per ottenere questo risultato, sui fianchi vengono praticati altri due fori di fianco a quelli precedenti, che ospiteranno le bussole ad espansione, in ottone, che si vedono al centro della pagina 1083 del catalogo della HETTICH. 

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Dentro a queste bussole (che sono filettate internamente) vengono avvitati i perni, chiamati tasselli dalla HETTICH, e che si vedono subito sopra; questi, penetrando all’interno della bussola, ne provocano l’espansione della parte più interna in modo da farle aggrappare, con le alette, saldamente al fianco che spesso internamente è costituito da truciolare.
Nel frattempo la base, il cappello e l’eventuale ripiano intermedio vengono forati con una punta al Widia, del diametro opportuno, per ospitare l’eccentrico, il quale ha al suo interno un canale a forma di spirale predisposto per ospitare la testa del perno che abbiamo infilato nel fianco.
Una volta inserito il perno nell’eccentrico, già inserito nel fianco, bisogna fare ruotare in senso orario l’eccentrico stesso in modo che il suo percorso interno a spirale attiri il perno (e con esso il fianco) verso il proprio centro, accostando così le due parti e tenendole unite saldamente.
Ad operazione completata, per nascondere l’unica parte in vista della ferramenta, cioè l’eccentrico, si può applicare un tappo di plastica che migliora l’estetica del mobile; il montaggio completo lo si può vedere nella pagina 1083 che mostra, al centro, anche una sezione dell’assemblaggio completato e dotato di tappo.
Naturalmente gli eccentrici, i perni e le bussole possono avere forme, dimensioni e sistemi di fissaggio diversi. 

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Infatti nella pagina 1082, in alto, si può vedere un perno che si infila dentro un foro di 5 mm. di diametro, senza bisogno della bussola; nella parte bassa della stessa pagina viene mostrato un perno a doppia testa che viene usato quando il fianco è sottile ed i piani si trovano alla medesima altezza.
Per cui si pratica un foro passante e si infila il perno come in figura, si blocca con l’eccentrico il piano di sinistra, portando l’anello Seeger a contatto dell’altro lato del fianco, che lo mette in trazione, poi si inserisce il piano di destra che si può tirare tranquillamente con l’eccentrico, in quanto il perno è trattenuto dall’eccentrico sul lato opposto.




martedì 23 settembre 2014

LE GUIDE PER CASSETTI





Questo articolo è dedicato alle guide per cassetti che, insieme alle cerniere a scodellino, costituiscono il fulcro della ferramenta dei mobili per arredamento.
Parlando dello scorrimento dei cassetti, nei tempi passati questo avveniva semplicemente facendoli scivolare sopra un piano di sostegno e i punti di contatto erano le sponde laterali dei cassetti, che erano costrette a sfregare, oltre che sul piano, anche contro i fianchi del mobile entro cui erano inseriti e che li tenevano in guida.
Piano piano questo scorrimento procurava un abbassamento del cassetto, in parte perché si consumava il piano di supporto ed un po’ perché si consumavano le sponde, oltre ad un consumo laterale delle sponde e dei fianchi.
Poi il ripiano di sostegno fu sostituito da due righetti che venivano applicati ai fianchi e su cui scorrevano le sponde del cassetto; il risultato era lo stesso per quello che riguardava il consumo, ma almeno i righetti di sostegno si potevano sostituire facilmente, al contrario del piano nel caso precedente.
Col passare del tempo i righetti di scorrimento, che inizialmente stavano sotto al cassetto, furono spostati più in alto e nelle sponde venne creata una fresata in cui si adattavano perfettamente i righetti, che nel frattempo erano stati ridotti di dimensione e venivano chiamati, con un francesismo, coulisses.
Naturalmente lo sfregamento, che portava al deterioramento delle parti, non era stato eliminato anche se, per facilitare lo scorrimento, si usava sfregare sulle parti in movimento una scheggia di paraffina, che era un discreto lubrificante solido e limitava notevolmente l’attrito fra i due componenti di legno.
In questo modo si era risolto il problema dei graffi laterali delle sponde, che si verificavano per effetto dello sfregamento contro i fianchi, e che adesso le coulisses permettevano di tenerle in guida durante l’estrazione, ma distanti dai fianchi, e l’usura era limitata ai righetti e alle sole fresate. 



Per migliorare lo scorrimento, i righetti di legno furono sostituiti successivamente da delle coulisses di materiale plastico, che non richiedevano la continua lubrificazione con la paraffina.
Tutti i sistemi sopra descritti non risolvevano però un problema: l’arresto del cassetto in uscita; di sicuro tanti cassetti sono stati sfilati involontariamente, cadendo sui piedi di chi li stava aprendo.
Poi finalmente, a metà degli anni ’70, sono comparse le guide metalliche a rotellina, che venivano fissate in parte ai fianchi ed in parte sotto e di fianco alle sponde del cassetto. 

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Lo scorrimento avveniva con l’ausilio di quattro rotelline, due sulle parti applicate ai fianchi del mobile e due su quelle fissate di fianco e sotto le sponde del cassetto, rendendo il movimento molto facile e quasi privo di attrito.
Inizialmente le rotelline erano dotate di boccole, poi vennero montati dei cuscinetti a sfere, per migliorare ulteriormente lo scorrimento; queste guide, per sostenere il cassetto ed evitarne il ribaltamento, restavano parzialmente all’interno del mobile e si aveva quella che si definisce: “perdita in estrazione”, che non permetteva l’uscita completa del cassetto, ma in compenso ne impediva lo sfilamento con conseguente caduta.
In seguito furono realizzate le guide a rotellina ad estrazione totale che erano, e sono, leggermente più complicate perché c’è un elemento scorrevole in più per ogni guida, ma finalmente si poteva estrarre il cassetto completamente.
Mentre si evolvevano le guide a rotellina, nascevano anche le guide a rotolamento di sfere, che costituivano uno sviluppo ulteriore della guida da cassetto, in quanto miglioravano notevolmente la scorrevolezza e la stabilità in estrazione dei cassetti.
Queste guide si distinguono dalle precedenti perché sono praticamente invisibili, in quanto sono inserite sotto il fondo del cassetto (quindi nascoste dalla parte bassa delle sponde) che si infila sulle guide agganciandosi posteriormente a due elementi sporgenti e che si blocca anteriormente con due manigliette nascoste, che sono l’unica parte fissata al cassetto e che servono per bloccarlo e sbloccarlo dalle guide che invece sono completamente fissate ai fianchi. 

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Nel 2003 la HETTICH ha provveduto a montare gli ammortizzatori su queste guide, ottenendo quindi un rientro rallentato negli ultimi centimetri, per evitare di lasciarlo sbattere contro la carcassa.
Queste guide sono più complicate di quelle a rotellina e quindi più costose, ma le stanno ormai sostituendo quasi dappertutto. Ne esiste anche una versione che permette di non avere la maniglia per estrarre il cassetto, ma è sufficiente premere leggermente il frontale per ottenere la sua estrazione. 

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Anche per le guide a rotolamento di sfere è stata realizzata la versione ad estrazione totale, come si vede dalle foto qui sopra.




domenica 14 settembre 2014

CONSIDERAZIONI FINALI SULLE CERNIERE





Come ultimo articolo legato alle cerniere a scodellino, aggiungo qualche spiegazione che ho tralasciato di dare negli articoli precedenti a proposito delle cerniere HETTICH.
Innanzitutto devo mostrare le differenze tra i vari sistemi di inserimento e fissaggio dei vari tipi che vengono nominati  nelle pagine che presentano le diverse soluzioni come, per esempio, nella pagina 32 nell’articolo del 14 agosto.
I modelli sono praticamente quattro, anche se ne vengono presentati otto, infatti gli ultimi quattro sono analoghi ai precedenti e cambia solo l’interasse dei fori di fissaggio dello scodellino; infatti nei primi viene indicato un interasse di 52 mm., mentre nei rimanenti l’interasse si riduce a 45 mm..
Le soluzioni presentate, in ordine di costo crescente, sono: cerniera da avvitare (che è quella preferita da artigiani ed hobbisti), a pressione, con montaggio Flash e con montaggio FIX; le pagine seguenti del catalogo danno sufficienti indicazioni per valutarne le differenze. 

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Invece nelle pagine che seguono ci sono le indicazioni per il fissaggio delle varie basette e il sistema di montaggio delle diverse cerniere sulle relative basette. 

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Adesso vorrei spiegare i metodi di registrazione delle cerniere, visto che oggi abbiamo a disposizione dei sistemi che ci permettono di regolarle (e con loro gli sportelli a cui sono fissate) nei tre assi dello spazio.
Partiamo comunque dal concetto base che, per fare un buon lavoro, ogni mobile deve essere montato perfettamente orizzontale e per fare questo bisogna usare la livella; molti mobili sono provvisti di piedini di registrazione, comandabili attraverso dei fori predisposti nel piano sopra lo zoccolo.
Ci tengo a precisare che non esistono pavimenti perfettamente orizzontali, qualunque sia il materiale di finitura, come non esistono pareti perfettamente verticali. I mobili, per quanto abbiano una fodera posteriore che tende a mantenerli in squadro, hanno sempre una certa adattabilità ai pavimenti su cui appoggiano, perché sono costruiti con materiali che hanno una relativa deformabilità, quindi bisogna agire con la registrazione dei piedini per portarli al livello orizzontale.
Questi piedini però servono solo per livellare correttamente il mobile e non sono abbastanza resistenti per sostenere il peso quando il mobile viene caricato con il materiale che è destinato a contenere (soprattutto se si tratta di una libreria).
Da questo discorso sono escluse le cucine componibili che hanno dei piedini predisposti a reggere il carico previsto senza problemi.
Il problema del livellamento definitivo deve essere quindi risolto sistemando degli spessori adeguati sotto i fianchi che appoggiano sul pavimento, fino a colmare lo spazio vuoto rimasto dopo la regolazione effettuata con i piedini registrabili. In questo modo il peso si scaricherà sugli spessori, che resisteranno benissimo al peso, evitando quindi di sforzare i piedini che, col tempo, tendono a strappare la parte inferiore del fianco, dove sono stati inseriti.
A questo punto, se siamo riusciti a posizionare a livello la struttura del mobile, possiamo iniziare a montare gli sportelli agganciando le cerniere alle basette, già applicate sui fianchi, con la sicurezza che le registrazioni delle cerniere saranno minime.
Comunque va notato che gli spessori possiamo infilarli solo sotto la parte anteriore della struttura; la situazione della zona posteriore, a contatto col muro, non la possiamo vedere. Questo significa che il mobile può adagiarsi, generando delle lievi deformazioni, che richiedono la registrazione delle cerniere per allineare gli sportelli sia orizzontalmente che verticalmente.
Per capire il comportamento degli sportelli durante la registrazione, la HETTICH ha preparato questa pagina che mi sembra sia molto chiara. 

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Per quello che riguarda la quantità di cerniere per ogni sportello, in funzione dell’altezza, c’è questo diagramma: 

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venerdì 5 settembre 2014

LE CERNIERE A 165° E QUELLE PER ANTE ALLINEATE



L’argomento di questo articolo è rappresentato dalle cerniere ad apertura totale, che non vuol dire a 180°, ma il massimo possibile, che oscilla tra i 165° e i 170°.
La cerniera della HETTICH che mostro in questa pagina ha un angolo di 165°; questo tipo di ferramenta è stato studiato soprattutto per gli ambienti angusti, dove un’anta aperta a 90° può costituire un impedimento allo spostamento laterale della persona.
Le cerniere ad apertura totale sono state progettate quindi per poter spalancare gli sportelli, ribaltandoli su quelli a fianco, lasciando pertanto un notevole spazio per il movimento delle persone.
Un altro caso in cui le cerniere a 165° sono utili è quando dobbiamo guardare all’interno di un armadio e l’anta aperta a 90° ci copre la fonte di illuminazione dell’ambiente (finestra o lampada); sostituendo le cerniere esistenti con quelle ad apertura totale, riusciamo a far arrivare la luce anche all’interno. 

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Nella pagina del catalogo mostrata qui sopra sono indicate solo due versioni di queste cerniere: quella in battuta e quella in mezza battuta; però leggendo le note in alto, a fianco della foto, si può notare che c’è un riferimento anche alle ante a filo, cioè in luce tra i fianchi; questa nota riporta i dati della tabella nella pagina tecnica, sotto al disegno delle cerniere in mezza battuta. 

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In effetti si nota che in corrispondenza del sormonto -1, che significa che il bordo dello sportello resta staccato 1 mm. dal fianco a cui è collegato dalla cerniera, se il foro per lo scodellino (sempre di 35 mm.) è distante 4,5 mm. dal bordo dell’anta, bisogna usare una basetta da 8,5 mm. (che vedremo qui di seguito).
A questo punto è necessario fare una precisazione: come vedremo la basetta da 8,5 mm. in effetti non esiste, ma bisogna usare una basetta “0” su cui applicare un adattatore da 8 mm. (a pag. 68);  l’ulteriore mezzo millimetro mancante si intende ottenuto agendo sulla vite di registrazione, che porterà lo sportello alla distanza desiderata di 1 mm. dal fianco, per poter effettuare aperture e chiusure senza sfregamenti tra sportello e fianco.
Questa cerniera non è dotata di ammortizzatore interno, ma solo della molla di richiamo. 

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Un’altra cerniera un po’ particolare è quella che nel catalogo HETTICH viene chiamata “cerniera per ante profilate”, ma che io ho sempre chiamato “cerniera per ante allineate”; il motivo di questa denominazione deriva dell’uso che si fa di questa cerniera. 

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Infatti se si guarda lo schema di montaggio alla pagina 97, ci si rende conto che questa cerniera si utilizza quando non c’è un fianco laterale a cui fissare la basetta, ma bisogna avvitarla ad un pannello fisso complanare allo sportello (condizione tipica di tutte le basi angolari delle cucine componibili).
Come si nota dalla pagina tecnica, in questo caso l’inserimento delle viti di fissaggio della basetta non è più a 37 mm. dal bordo, come una normale basetta a croce, ma va calcolata secondo la formula indicata, oppure utilizzando la tabella sottostante. Anche questa cerniera non è dotata di ammortizzatore interno, ma solo della molla a scatto.

Adesso affrontiamo l’argomento complementare a quello delle cerniere: le basette, che sono i supporti fissati al fianco su cui vengono agganciate le cerniere, per poterle sostenere e permettere loro di funzionare regolarmente. 

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Ci sono due tipi principali di basette: quelle a croce e quelle lineari; fondamentalmente le funzioni sono le stesse, cambia la forma e la comodità di fissaggio. Per l’artigiano o l’hobbista la scelta cade generalmente su quella a croce, che è più facile da montare; invece le aziende che costruiscono mobili spesso preferiscono quella lineare, ma in questo caso le cerniere e le basette vengono montate con delle macchine apposite, utilizzando in certi casi delle bussole di materiale plastico per il fissaggio delle viti.
Oltre alle basette di spessore standard che ho mostrato prima, la HETTICH mette a disposizione anche degli accessori per il completamento estetico delle cerniere (per coprire le viti) ed altri invece per risolvere dei problemi di posizionamento o di inclinazione che deve assumere la cerniera per adattarsi a tutte le situazioni che si presentano. 

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domenica 24 agosto 2014

CERNIERE A 30° E A 45°




Fino ad ora abbiamo guardato delle cerniere che permettevano il movimento di sportelli posizionati a 90° rispetto alla carcassa, quindi perpendicolari ai fianchi; esistono però delle versioni di cerniere che sono nate per risolvere problemi di funzionamento su strutture con angoli di battuta diversi.
La cerniera della HETTICH che vi presento adesso è stata progettata per muovere uno sportello che chiude un mobile inclinato di 30° rispetto ai fianchi, ed il posizionamento della stessa viene effettuato sul fianco più corto. 

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Naturalmente, data la posizione insolita della cerniera, l’aspetto estetico del mobile (che, visto il disegno, potrebbe essere un pensile da cucina al termine della composizione, dal lato sinistro) cambia e non si ottengono più i sormonti dello sportello come nei casi visti nell’articolo precedente, ma richiedono una lavorazione dei fianchi della carcassa più complicata. 

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Inoltre i conteggi per la posizione del centro del foro da 35 mm. dello scodellino vanno fatti seguendo l’equazione che è stampata sotto le diciture “In battuta – Scala 1 : 1” e “A filo – Scala 1 : 1”.
E’ ovviamente importante seguire le indicazioni della tabella iniziale che riguarda la fuga da mantenere tra fianco e sportello; in funzione dello spessore del fianco, vengono indicate le altezze delle basette consigliate per il buon funzionamento della cerniera.
Una cosa che salta all’occhio è la diversa posizione della serie di fori sui fianchi che, nel caso delle cerniere a 90° viste precedentemente, era a 37 mm. dal bordo anteriore del fianco, mentre in questo caso le cose cambiano e conviene stamparsi il foglio con i disegni in scala 1 : 1 per determinare tale distanza (evidenziata dalla posizione della punta da trapano).
Nella pagina tecnica c’è una NOTA importante che aiuta a trovare la giusta posizione della cerniera, ma io mi permetto di darvi un consiglio: se usate delle cerniere con angolazioni al di fuori dei 90°, preparatevi un campione con gli stessi spessori del fianco e dello sportello che dovete usare, e studiatevi la situazione dal vivo; eviterete di fare degli errori e dei lavori sbagliati e, dopo aver fatto le prove adeguate, avrete la certezza di ottenere un buon funzionamento dello sportello.
In aggiunta alla cerniera inclinata di 30° esiste anche una versione a 45°, che ha una funzione analoga alla precedente, ma permette una riduzione maggiore della profondità del fianco esterno, su cui usare questo tipo di ferramenta. Lo scopo è quello di ridurre ulteriormente l’impatto visivo del fianco terminale, quando ce lo troviamo di fronte. 

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Le soluzioni di applicazione di questo tipo di cerniere sono maggiori rispetto alla precedente, per dare più scelta a chi deve decidere il modo di utilizzarle. 
  
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Se non l’avete notato, vi sottolineo che queste cerniere che lavorano fuori squadro hanno la possibilità di essere montate su sportelli che hanno uno spessore maggiore: si passa infatti dai 22 mm. della cerniera a 90° ai 28 mm. di queste ultime.
Le cerniere con angolazioni particolari sono nate per venire incontro alle esigenze degli arredatori e dei clienti in certe occasioni: immaginiamo, per esempio, di dover arredare una camera da letto, con l’obbligo di posizionare l’armadio con un fianco proprio di fronte all’apertura della porta della stanza.
Entrare e trovarsi di fronte questo fianco largo 60 cm. ed alto circa 270 cm. non è molto piacevole, pertanto i progettisti di cerniere hanno costruito dei meccanismi per ridurre l’impatto frontale, che si può ottenere riducendo il fianco di fronte alla porta, utilizzando cerniere con angolazioni di 30° o 45°, che parzializzano notevolmente lo scontro visivo con la spalla esterna.
Quindi, quando si entra nell’ambiente, ci si trova di fronte un elemento inclinato, con un fianco molto stretto, che va a raccordarsi, in profondità, con il resto dell’armadio, ottenendo in questo modo che lo sguardo scivoli su questo sportello inclinato, togliendoci la sgradevolezza di un impatto frontale.

Naturalmente queste cerniere, che sono state presentate con la comoda dotazione dell’ammortizzatore interno, esistono anche nella versione più semplice e più economica, senza ammortizzatore.