lunedì 24 ottobre 2022

Prepariamoci al Natale (seconda parte)

 

Continuiamo a preparare i portalumini dalla puntata precedente. Adesso procedo a stendere una mano di fondo trasparente all’acqua sulle facciate in cedro e sui bordi, poi segue una carteggiatura con grana 240 quando il fondo è perfettamente asciutto ed infine passo una mano di finitura trasparente opaca sempre all’acqua, ma solo sulle facciate.

E’ molto importante eseguire per prima la verniciatura delle facce perché successivamente passerò alla verniciatura dei bordi con una finitura verde e, poiché dovrò usare un pennellino, sono garantite delle sbavature che invaderanno le facciate. Avendo già trattato con la finitura trasparente le parti in cedrò, sarà molto più facile ripulire al volo le sbavature. 


 
Mentre nei vari elementi sagomati si asciuga la vernice verde, all’interno ed all’esterno, comincio a preparare i corpi centrali in abete partendo da due parallelepipedi a cui provvedo ad effettuare l’alloggiamento dei lumini con una punta da cerniere di 40 mm. di diametro.

Inoltre realizzo anche un foro passante da 10 mm. attraverso cui passerà la barra filettata su cui bloccherò i pezzi in abete con due dadi muniti di rondelle per eseguire la tornitura che darà la forma cilindrica. Ovviamente la barra filettata devo forarla ad un’estremità con una punta da centro per creare il foro conico che riceverà la contropunta del tornio.

Sui due blocchetti di abete ho disegnato le due circonferenze che rappresentano la misura finale della tornitura e, per alleggerire la lavorazione al tornio, tolgo l’eccedenza con la sega a nastro lasciando un margine minimo per l’asportazione finale con l’utensile. 


 
Per motivi di precisione e di comodità mia utilizzo il tornio per metalli invece di quello per legno; i pezzi in abete sono stretti su una barra filettata M10 con le estremità sporgenti: quella di sinistra viene presa dal mandrino autocentrante e quella a destra, bloccata da un dado per raccordi e con il foro conico, viene sostenuta dalla contropunta. 


 
La tornitura su due diametri è abbastanza veloce e senza problemi; nella foto seguente si vedono i due pezzi già finiti e la “spina”, come viene chiamata in gergo, che ho utilizzato per bloccare i pezzi: a sinistra un cilindro filettato internamente M10, in cui ho incollato la barra filettata, le rondelle ed il dado per raccordi che era indispensabile per bloccare i pezzi, sporgendo dall’alloggiamento dei lumini. 


 
A questo punto devo realizzare, nella parte col diametro maggiore, le fresate per incastrare ed incollare i vari elementi sagomati in sequenza. Per poter realizzare 12 fresature equidistanti devo però costruirmi un sistema di fissaggio dei pezzi per essere sicuro di trovarmi nella posizione corretta ad ogni passata.

Per prima cosa devo realizzare 12 fori distribuiti uniformemente a 30° l’uno dall’altro lungo una circonferenza di riferimento nella parte nascosta dei corpi centrali, cioè nella base. Ecco come fare: 


 
In questa foto si può vedere uno dei pezzi di abete bloccato nell’autocentrante; si nota che, per evitare di stringere le griffe del mandrino direttamente sul legno ammaccandolo, ho interposto un pezzo di tubo in PVC per idraulica tagliato longitudinalmente per aprirlo e renderlo adattabile a diversi diametri.

Si vede inoltre che ho già eseguito i 12 fori usando un elettroutensile simil-Dremel con una micropunta da centro con cui ho solo segnato i riferimenti per la successiva foratura con il trapano a colonna. Spostandomi più indietro per dare una visione più panoramica, si vede questo: 


 
L’utensile simil-Dremel è bloccato all’interno di un supporto, in due pezzi, inserito in una delle cartelle della torretta a cambio rapido e lo spostamento verso il legno avviene muovendo tutto il carro. Per la suddivisione in angoli uguali mi ero costruito tre o quattro anni fa un indicizzatore a 360 denti in modo da potermi spostare di grado in grado, montandolo posteriormente al mandrino; ecco come è fatto: 


 
La ruota dentata è solidale con il mandrino tramite un dispositivo ad espansione inserito nel fuso; per cambiare angolazione si solleva il blocchetto verticale che ingrana sopra la ruota dentata, vincendo la pressione della molla, e si la fa ruotare manualmente fino a raggiungere l’angolo desiderato. A quel punto si lascia andare il blocchetto che manterrà ferma la ruota, permettendo di effettuare tutte le operazioni meccaniche nella zona del mandrino.

Il risultato di tutta questa lavorazione è rappresentato nella foto successiva. 


 

(fine seconda parte)

 

mercoledì 12 ottobre 2022

Prepariamoci al Natale (prima parte)

 

L’estate è già passata e ci si comincia già a preparare per gli eventi futuri e quale evento spicca tra tutti? Probabilmente il Natale, ed in previsione del suo arrivo sto cominciando a mettere le mani avanti per costruire un paio di portacandele per la tavola del 25 dicembre.

La struttura è costituita da un corpo centrale in legno di forma cilindrica con due diametri diversi ed un vano superiore incassato per l’alloggiamento della candela piatta, di solito chiamata “lumino”. Tutto intorno ci sono 12 elementi verticali sagomati equidistanti, quindi uno ogni 30°, ed incastrati nel corpo centrale, ma di dimensioni diverse a scalare. 

Il corpo centrale sarà verniciato in verde, mentre gli elementi verticali disposti a raggera ho deciso di realizzarli in compensato di betulla da 6 mm. rivestito esternamente con dell’impiallacciatura di cedro, mantenendo però lo spessore verniciato in verde.

Poiché non ho mai fatto una cosa simile ho deciso, per quello che riguarda il placcaggio del cedro (cioè l’incollaggio dell’impiallacciatura), di intervenire in due modi diversi sui due portacandele per capire quale sistema è più comodo: nel primo caso ricavo le sagome esatte degli elementi verticali in compensato di betulla, poi applico sulle facciate dei foglietti rettangolari di impiallacciatura che dovrò rifilare seguendo il contorno del compensato; nel secondo caso farò il placcaggio del cedro su due fogli di compensato grandi da cui otterrò direttamente le sagome degli elementi verticali.

Può sembrare una cosa stupida ma c’è un motivo: se faccio un danno asportando per errore una parte durante la lavorazione col seghetto da traforo, finchè sto lavorando del compensato grezzo, posso sempre risistemare le cose tanto dopo lo devo rivestire con l’impiallacciatura e non si capirà che c’era un difetto sul grezzo. Se invece il danno lo faccio su un pezzo già placcato con il cedro, non si può riparare e l’elemento và buttato e ripreparato, con tutto quello che comporta. 

 Ho progettato gli oggetti al CAD ed ho fatto stampare due copie identiche degli elementi verticali in scala 1:1 e, partendo dal primo caso, li ho incollati su alcuni pannellini grezzi di compensato di betulla utilizzando della colla a contatto (Bostik) ed applicando il disegno a colla ancora fresca. 


 
Poiché le regole della falegnameria richiedono che l’incollaggio dell’impiallacciatura abbia la venatura perpendicolare a quella del supporto, il compensato deve avere la venatura orizzontale, come si vede dalla foto, visto che voglio il cedro con venatura verticale.

Poichè da un elemento al successivo c’è poca differenza di dimensione (5%), ho numerato tutti i pezzi non sbagliarmi al momento dell’assemblaggio, scambiando uno per l’altro.

Poi ho preparato il traforo elettrico ed ho cominciato a seguire il percorso dei vari pezzi, esterno ed interno dopo aver praticato un foro di partenza. 


 
Al termine di questa prima fase, il risultato è questo: 

 

Per la versione che utilizza il compensato già rivestito provvedo a placcare due fogli di compensato di dimensione opportuna con l’impiallacciatura di cedro, ottenendo due pannelli come questo, ovviamente rifinito sui due lati: 


 
In questo caso, visto che non lavoro con un pannello grezzo, per prima cosa rivesto il cedro con alcune strisce di scotch di carta per coprirlo completamente; sullo scotch adesso posso stendere la colla a contatto su cui appoggiare i foglietti con i disegni degli elementi verticali. 


 
Naturalmente il procedimento con il traforo elettrico è il medesimo; una volta terminato il percorso esterno e rivoltato il pezzo, lasciando il lato col disegno sul piano di lavoro, ecco quello che appare: 


 
Ovviamente il pezzo deve essere ancora svuotato all’interno, poi bisogna carteggiare tutti i bordi per rifinirlo togliendo i segni lasciati dalla lama del traforo. Al termine del trattamento questa volta il risultato è questo: 


 
Le sagome di compensato grezzo che avevo ritagliato precedentemente vengono rivestite con foglietti di impiallacciatura da entrambi i lati poi lavorate con il Dremel dotato di una fresa particolare per rifinire i pezzi lungo i bordi. 


 
Lavorando con una certa delicatezza questa fresa ripulisce i bordi, soprattutto quelli dei fori sagomati interni; naturalmente dopo questo passaggio serve una adeguata carteggiatura per rifinire le sagome sia internamente che esternamente.

 

(fine prima parte)