lunedì 4 novembre 2013

LE MACCHINE FISSE DELLA FALEGNAMERIA




Dall’uso esclusivamente di strumenti manuali ad oggi, la tecnica di produzione della falegnameria ha subito diverse modifiche, con l’invenzione di macchine operatrici che ne hanno notevolmente cambiato l’aspetto; dalla bottega oscura in cui lavoravano diversi operai con attrezzi a volte autocostruiti ed imperfetti, oggi si opera all’interno di capannoni luminosi e dotati di tutte le macchine indispensabili per esercitare la professione del falegname con velocità e precisione.
Bisogna però aggiungere che una volta, se capitava un incidente nel maneggiare gli strumenti dell’epoca, i danni non erano mai molto gravi; con l’introduzione di macchinari che moltiplicano la potenza di lavoro e la rapidità, senza preoccuparsi dell’incolumità degli operatori, soprattutto agli inizi, gli incidenti che sono capitati sono stati spesso gravi.
Oggi, con le normative in vigore, i danni sono stati limitati per effetto delle protezioni obbligatorie che sono state introdotte; ma agli inizi l’inesperienza e la disattenzione hanno portato a diverse mutilazioni.
Un’altra introduzione che permette di limitare moltissimo gli incidenti è stata quella dell’elettronica, che sostanzialmente impedisce il contatto tra l’operaio ed il pezzo il lavorazione, facendo programmare il computer all’interno della macchina dal tecnico e l’operaio si limita a piazzare i pezzi da lavorare poi, quando fa partire l’apparecchiatura, lui è fuori portata dalle parti in movimento.
Vediamo però quali sono le macchine tradizionali in uso nelle falegnamerie più comuni.


LA  SEGA  A  NASTRO

Questa è una delle prime macchine realizzate nel periodo di industrializzazione delle falegnamerie, alla fine del XIX secolo. E’ costituita da due volani, di cui quello inferiore motorizzato e quello superiore in folle, sui quali corre un nastro di acciaio seghettato, con i denti più grandi o più piccoli in funzione della minore o maggiore accuratezza del taglio che si vuole ottenere.
Però i nastri hanno tutti una particolarità: i denti non sono in piano con il corpo del nastro, ma leggermente piegati verso l’esterno, in sequenza alternata; questa disposizione si chiama allicciatura (detta anche ”stradatura”). 


Il motivo di questo posizionamento dei denti (che si trovano dal lato dell’operatore), è dovuto dalla necessità di far avanzare il pezzo in lavorazione senza che il corpo del nastro rischi di sfregare contro il legno; infatti i denti sistemati in fuori creano una “strada” più larga del corpo del nastro, in modo che questo non si surriscaldi per lo sfregamento, deformandosi.
Questo sistema deriva dalla medesima disposizione che i falegnami avevano, ed hanno anche ora, nelle loro seghe manuali, anch’esse “stradate” per alleviare la fatica durante l’utilizzo, derivante dall’attrito.
Ovviamente la sega a nastro, quando è nata, era abbastanza diversa da quelle che vengono prodotte oggi, soprattutto per le protezioni: i volani erano scoperti ed il nastro della sega era esposto per tutta la sua lunghezza, quindi con notevoli rischi di incidenti, che purtroppo sono accaduti.
Inoltre la macchina aveva il piano di lavoro fisso e non aveva la scanalatura nel senso della lavorazione; oggi il piano è inclinabile è c’è la scanalatura per fare scorrere le guide mobili che portano avanti i pezzi da lavorare lungo una linea retta.
Inoltre, in ossequio alle normative vigenti, i volani sono stati coperti ed il tratto di nastro scoperto è molto limitato, in quanto esiste un sistema telescopico per abbassare una copertura che lascia in vista solo la parte necessaria a far avanzare il pezzo, o poco più. 




I nastri sono costruiti in vari materiali (tanto che la sega a nastro viene usata anche in fonderia per tagliare le parti in eccedenza delle fusioni in lega di alluminio) e in varie larghezze; il motivo è che i nastri larghi vanno bene per fare i tagli dritti, mentre quelli stretti servono per segare degli oggetti che hanno un contorno con curve molto accentuate. L’ultima cosa da dire sulla sega a nastro è che il taglio che si effettua con questa macchina, usando il nastro di acciaio, non viene perfetto, ma risente della stradatura dei denti, che lasciano una traccia verticale nel pezzo segato; essendo il nastro in acciaio, senza riporti in Widia, è destinato a tagliare materiali legnosi, escludendo quindi pannelli in nobilitato o rivestiti in laminato, che vengono decisamente scheggiati e ne compromettono l’affilatura.
Ultimamente sono stati messi in commercio anche dei nastri con i denti riportati in Widia, che hanno pertanto il nastro piano, senza stradatura, che viene sostituita dalla presenza dei denti riportati, che sono leggermente sporgenti da entrambi i lati del nastro; l’affilatura dura molto di più, ma costano circa 6 volte di più.
Comunque sia i nastri, prima o poi, devono essere affilati; per questa operazione esiste una macchinetta che provvede sia all’affilatura, dente per dente, sia al controllo della stradatura del nastro, che deve essere mantenuta costante per poter tagliare nelle migliori condizioni.