domenica 5 novembre 2017

LE PUNTE DA TRAPANO PER METALLO (terza parte)



Restando sempre nel campo delle punte da trapano per metallo, è utile sapere che c’è un tipo che non ha bisogno del mandrino per essere fissata nel trapano a colonna: 


Questo modello di punta ha un codolo conico che va inserito direttamente nella sede (ovviamente con la stessa conicità) in cui si monta solitamente l’innesto conico posteriore del mandrino. In altre parole: per utilizzare queste punte, che hanno sempre dei diametri di dimensione consistente, bisogna sfilare prima il mandrino dal suo alloggiamento conico utilizzando l’apposito cuneo metallico da infilare nell’asola del cannotto del trapano a colonna, poi si deve inserire con decisione il codolo conico della punta nella sede rimasta vuota.
L’attrito generato dall’accoppiamento tra le due parti coniche garantisce il trasferimento d’energia dal trapano alla punta (o al mandrino quando è inserito) senza rischiarne il distacco; quando la punta viene premuta sul pezzo da forare, la spinta verso l’alto che viene generata comprime le parti coniche a contatto rendendole praticamente solidali.
Ovviamente al crescere del diametro della punta cresce anche il tipo di Cono Morse per l’accoppiamento, per cui le punte che possono essere usate su un certo trapano sono solo quelle che hanno lo stesso tipo di cono; questi vengono abitualmente classificati come CM 1, CM 2, CM 3 o CM 4.
Questo comporta che in un trapano che ha un attacco CM 2 non potremo mai inserire punte con attacco CM 3 o CM 4; in compenso è possibile fare in contrario utilizzando delle riduzioni coniche che permettono, per esempio, di utilizzare una punta con attacco CM 2 su un trapano con un cono CM 3 o CM 4.

Un altro tipo di punta da trapano che viene utilizzata spesso è quella che ha il codolo esagonale da ¼ di pollice (6,35 mm.) che può essere inserita in un normale portainserti utilizzato per gli inserti per avvitare viti con varie impronte nella testa. 


Queste punte risultano molto utili quando si lavora in una posizione disagevole (per esempio in cima ad una scala a pioli) e dobbiamo inserire una vite autofilettante che naturalmente richiede un foro di preparazione: senza muoversi dalla scala, si inserisce la punta adeguata nel portainserti, si fora, si sfila la punta e si posiziona al suo posto l’inserto adeguato alla vite che si deve inserire e si avvita; lo scambio avviene in tempi brevissimi.

Visto che stiamo parlando di fori nel metallo, vale la pena di spendere due parole anche sulle seghe a tazza che, come nel legno, permettono di fare dei fori di dimensione decisamente superiore a quelli ottenibili con le punte elicoidali. Con questi utensili si possono praticare fori su diversi materiali, come si può vedere dalla tabella sottostante, in cui sono evidenziate anche le varie velocità di rotazione in funzione del diametro e del materiale da forare. 


E’ importante non pretendere prestazioni assurde da questi utensili e, per la foratura dei metalli, è opportuno limitarsi a spessori di qualche millimetro.
Sempre nel settore delle seghe a tazza per metalli non dobbiamo dimenticare che ci sono anche quelle predisposte per la foratura dell’acciaio inossidabile, per il quale le seghe precedenti non sono adeguate. 


In questo caso la dentatura è costituita da placchette di Widia opportunamente sagomate e saldate sul corpo della sega; questo accorgimento si rende necessario per affrontare la tenacità di questa lega ed il riscaldamento provocato dalla foratura su una lastra di acciaio fortemente legato come l’acciaio inox ed altri con caratteristiche simili.

Anche in questo caso la tabella ci viene in aiuto consigliandoci la velocità di rotazione giusta in funzione del diametro della sega a tazza e del tipo di lega da lavorare.