domenica 4 agosto 2013

LE COLLE TERMOINDURENTI (terza parte)



Le colle termoindurenti sono quelle che, come dice la parola stessa, polimerizzano per effetto della temperatura; per l’incollaggio del legno vengono usati collanti che sono il risultato di una combinazione della formaldeide con: l’urea, la melammina, il fenolo e la resorcina. Questa combinazione dà origine a dei prodotti che, dopo il riscaldamento, che ne determina l’indurimento, non sono più solubili e rimangono stabili; nel caso delle ultime tre siamo addirittura nella classe D 4 e vengono utilizzate per tutti quegli incollaggi che devono essere utilizzati per produrre materiali (soprattutto compensati) destinati a resistere alle intemperie, come per esempio tutti i multistrati di abete o pino usati nel settore dell’imballaggio.
La colla termoindurente di uso più frequente è quella a base di urea e formaldeide, che è il tipico prodotto usato quando si pressa a caldo, sia quando si tratta di placcare del tranciato su dei pannelli di truciolare o altro, sia per produrre dei pannelli tamburati. 




Questa colla si presenta sotto forma di polvere bianco-giallastra e contiene anche il catalizzatore; l’unica cosa che va aggiunta è l’acqua che va immessa subito per il 50%, poi, usando un agitatore elettrico, si mescola fino ad ottenere una pasta senza grumi; a questo punto viene addizionata la parte restante di acqua, per raggiungere la giusta viscosità della colla.
Una volta raggiunta la condizione ottimale per stendere la colla possiamo usare uno stendicolla (già illustrato precedentemente), una pennellessa, una spatola dentata, se ci troviamo in un ambiente artigianale, oppure delle macchine incollatrici, dotate di rulli appositi, se ci troviamo in un azienda che lavora quotidianamente con le presse, per produrre placcati di ogni genere.
La spalmatura si effettua in maniera diversa in funzione dei prodotti che devono essere incollati: se dobbiamo lavorare con dei compensati di pioppo, che è molto poroso, dobbiamo utilizzare una miscela un po’ più fluida; se invece dobbiamo incollare degli elementi in legno duro, che quindi ha difficoltà di assorbimento, si consiglia di spalmare una miscela più densa sulle due facce da accoppiare.
Un altro dato importante è il trasudamento della colla; quando si devono placcare dei tranciati come: rovere, castagno, frassino e similari. Poiché ci troviamo in presenza di essenze che hanno un poro molto vistoso, che facilita il trasudamento della colla all’esterno, ci dobbiamo preoccupare di minimizzare questo fenomeno, in quanto la colla che esce attraverso i pori viene evidenziata al momento della verniciatura, mettendo in mostra un diverso colore rispetto al legno.
Per limitare questo inconveniente ci sono generalmente due soluzioni: una è quella di aggiungere della colla vinilica densa all’impasto urea – formaldeide; l’altro è quello di aggiungere degli eccipienti che addensano la colla, i prodotti usati più spesso sono le farine di cereali. Nell’azienda dove lavoravo io si utilizzava la farina di grano duro, che si comportava decorosamente; purtroppo però non si riesce a creare una barriera invalicabile, quindi bisognava mettere in conto qualche fuoriuscita di colla dai pori. Se dovevamo placcare del frassino il problema non si poneva, data la somiglianza del colore del legno con quello della colla.   
Diverso è il caso invece di utilizzo di tranciati scuri come il Wengè, che presenta anche lui il poro sensibilmente aperto e quindi propenso a far trafilare la colla all’esterno. In questo caso bisogna risolvere il problema tingendo la colla con gli ossidi, che sono polveri coloranti, oppure con coloranti universali liquidi; in ogni caso questi prodotti vanno aggiunti alla colla già preparata in quantità sufficienti da tingere la colla in modo da farla assomigliare al legno da incollare, per quanto è possibile.
In questo modo, anche in caso di trasudamento della colla, siamo sufficientemente cautelati per la successiva verniciatura, che non evidenzierà differenze sensibili di colore.
Parlando di formaldeide viene spontaneo dare un’occhiata alla normativa vigente, che prevede che i pannelli che contengono le colle a base di formaldeide devono ottemperare la direttiva che prevede il rispetto della classificazione E 1, secondo la quale le emissioni di formaldeide (che è un gas: HCHO) non devono superare 0,1 parte per milione di molecole di aria, in ambianti domestici.
Questo praticamente corrisponde a 0,124 mg/mc.; dobbiamo però fare anche un’altra considerazione: questi valori si ritrovano generalmente nei pannelli grezzi, ma se noi placchiamo un pannello di truciolare con due fogli di laminato e rivestiamo i bordi con i soliti materiali usati per i bordi, noi creiamo una barriera alle esalazioni di formaldeide che quindi rimane bloccata all’interno.
Un criterio simile lo ritroviamo per i pannelli di MDF laccati o di altri pannelli impiallacciati e poi trattati con vernici trasparenti; in questi casi la laccatura o la verniciatura rivestono i pannelli sottostanti in maniera completa. C’è però una differenza: in questo caso non abbiamo un isolamento completo del pannello interno, perché la vernice è strutturata in modo da mantenere una microporosità che permette la trasmissione (molto debole) di umidità e gas, quindi anche di formaldeide, anche se in quantità infinitesimali.
Per gli amanti della colla vinilica per il placcaggio dell’impiallacciatura (senza emissione di formaldeide) ecco il prodotto giusto:




(fine terza parte)