lunedì 21 settembre 2015

SERRATURE PER CASSETTI (terza parte)




Questa volta vi propongo una mini-cassettiera a due cassetti, ma costruita con un concetto diverso, che riprende il sistema dei mobili componibili sui quali, una volta affiancati, viene applicato un top di finitura che serve a coprire le varie giunte esistenti fra un componente e quelli a fianco.
La struttura è sempre in truciolare nobilitato bianco bordato in nero e l’assemblaggio è effettuato con le linguette, come nel caso precedente. 



In questa costruzione i fianchi esterni contengono entrambi i piani, base e cappello, mentre il fianco centrale non è stato fresato perché si può utilizzare un fissaggio a vite, visto che comunque la mini-cassettiera verrà completata da un top di finitura che coprirà tutto.
Mentre i fianchi sono stati preparati con le linguette orizzontali per contenere la base ed il cappello, il retro è stato fresato per innestarsi in orizzontale nella base ed in verticale nel cappello (cosa non indispensabile, perché si poteva preparare come i fianchi).
Ovviamente i fori che si vedono nella base saranno utilizzati per il fissaggio del fianco centrale, come quelli che appaiono nell’asse centrale del cappello; poiché questa cassettiera ha i fianchi alti soltanto 10 cm., non è pensabile che si possa avvitare il top dall’interno del mobile come si fa con i componibili di dimensioni normali.
In questo caso non esiste nessun avvitatore angolare in grado di infilarsi dentro uno spazio di 6 cm. circa; pertanto la soluzione adottata in questo caso è l’incollaggio con le spine. I quattro fori passanti da 6 mm. di diametro che si vedono nel cappello sono stati previsti proprio per l’accoppiamento col top, senza l’uso delle viti. 


In questa foto si vede la carcassa assemblata, in cui non sono ancora state inserite le viti per il fissaggio del fianco centrale; questa volta si vede anche il top in noce in cui sono già state inserite le spine di collegamento per l’incollaggio sul mobile.
La posizione per i fori destinati alle spine nel top è stata ricavata con l’uso dei marcafori (vedi articolo del 15/04/2015) che ho momentaneamente lasciato inseriti nei fori del cappello, per far capire come vengono usati.
Ecco come si presenta il mobile frontalmente prima dell’inserimento delle spine dentro il cappello della mini-cassettiera, a cui seguirà l’abbassamento del top fino a farlo combaciare con il mobile. 



La serratura che utilizzo questa volta è di quelle “da infilare” e che richiedono una lavorazione della mostra da effettuare con una mortasatrice, che provvede a fresare il pannello in MDF in questione in maniera tale da poter inserire la serratura dall’alto, facendo in modo che anche la “cartella” (che sarebbe il frontalino in ottone) della serratura vada a filo con il bordo superiore della mostra.


Naturalmente lo scasso per impostare la cartella è stato rifinito con lo scalpello per creare i quattro spigoli, che la mortasatrice non può creare; il foro per la chiave va fatto successivamente col trapano e lo scalpello.
Da notare che, per mantenere centrato nella mostra il foro sagomato per la chiave, la fresata per infilare la serratura risulta spostata sulla destra, visto che nel meccanismo la chiave va inserita sulla sinistra (art. MPE Perfect della Meroni).
Esistono tre posizioni per infilare la chiave perché questa serratura si può utilizzare in posizioni diverse, sia nei cassetti che nelle ante.
Di fianco alla serratura si vede la “controcartella” o “incontro” che riceverà la “mandata” (cioè il catenaccio); in questo caso le estremità sono arrotondate e non sarà necessario ritoccare la fresata della mortasatrice con lo scalpello, se la si vuole incassare.
Davanti alla serratura c’è la bocchetta che servirà a rifinire il foro preparato anteriormente per infilare la chiave, e la chiave stessa.
Anche nel cassetto ho fatto una variazione costruttiva: visto che lo spazio in altezza a disposizione dei cassetti è diminuito di circa 2 cm. rispetto alla cassettiera precedente, per la presenza di un piano in più (il cappello), ho spostato il fondo più in basso possibile e, anziché infilarsi in una fresata praticata nei lati del cassetto, si inserisce in una sbattentatura fatta sotto al cassetto (che nella foto è capovolto per mostrare la parte inferiore). 



Messi a confronto i due cassetti in posizione rovesciata, risulta evidente la differenza; in questo modo abbiamo recuperato tutto lo spazio possibile all’interno del cassetto, che adesso infiliamo nel suo alloggiamento (sempre senza guida di scorrimento) ed in questa foto lo si vede con la serratura in posizione di chiusura, con il catenaccio in uscita e destinato ad infilarsi nell’incontro che è già stato montato nella parte inferiore del top. 


                                                                                                 (fine terza parte)

venerdì 11 settembre 2015

SERRATURE PER CASSETTI (seconda parte)




L’articolo precedente si era concluso con il cassetto di sinistra che non era ancora stato assemblato completamente; nella foto seguente si vede la mostra che è già stata trattata con il fondo, carteggiata ed infine laccata con una vernice color ruggine.
Inoltre è già stata fissata la serratura che, in questa foto, ha il piatto di acciaio rivolto verso il basso, quindi in condizioni di “cassetto aperto”. 


Una volta fissata la mostra al cassetto con due viti svasate, l’insieme si presenta in questo modo; questa volta la serratura è in posizione di chiusura e si vede spuntare il piatto a filo con la mostra. 


E con questo abbiamo terminato il cassetto di sinistra; adesso ci occupiamo di quello di destra, che avrà una serratura diversa. Come si vede dalla foto successiva, in cui è presente anche la mostra già laccata, il meccanismo di chiusura è costituito da un cilindro che sposta in su e in giù (nel caso del cassetto; ma potrebbe essere montata anche con il perno orizzontale, se la utilizzassimo per chiudere uno sportello) un perno di acciaio che porta un intaglio per cacciavite in testa. 



Il motivo di questo intaglio è che il perno di acciaio va avvitato su quello di ottone che si vede sporgere dal cilindro ed è quello che entra ed esce dalla serratura, spostando il perno di acciaio che effettua la chiusura.
Questa serratura (art. 2229 della ditta Meroni) è un po’ particolare e, oltre al foro per il cilindro, richiede l’esecuzione di un altro foro per lo scorrimento del perno d’acciaio e, in fase di montaggio, le due parti devono essere installate separatamente: prima si inserisce il cilindro nella mostra, con il perno di ottone completamente rientrato ed orientato verso il foro più piccolo, poi si inserisce dall’alto il perno di acciaio, avvitandolo sul precedente.
Poiché l’alloggiamento della serratura viene effettuata con lavorazioni che riguardano soltanto la mostra, la contromostra non viene toccata, salvo l’esecuzione dei due fori passanti per il fissaggio, svasati dal lato interno del cassetto. 


Una volta montata la serratura nella mostra, compreso l’anello di finitura, ed assemblata con il cassetto, l’immagine che si presenta è questa: 


Da notare che davanti alla mostra si vede la boccola che funge da incontro e che sarà sistemata nella parte inferiore del piano in noce. In questa foto la serratura è in fase di chiusura ed il perno sporge dalla mostra; nella confezione in cui viene venduta questa serratura, il perno è più lungo e spesso lo si taglia per adattarlo alla posizione in cui si vuole mettere il cilindro nella mostra (in effetti io l’ho tagliato di circa 15 mm. ed ho rifatto l’impronta per il cacciavite con una sega da metallo).
Adesso, nel piano in noce, dobbiamo montare l’incontro a L per il cassetto di sinistra, che va fissato con due viti a testa cilindrica, e forare con una punta da 12 mm. per alloggiare la boccola in cui si infilerà il perno della serratura di destra. La dimensione del foro della boccola è decisamente più abbondante del diametro del perno che deve ospitare, per cui non è necessaria una precisione eccessiva nell’esecuzione del foro da 12 mm..
A questo punto, inserendo i due cassettini nei loro alloggiamenti, quello che vediamo è ciò che appare nella foto seguente:


Il coperchio non è ancora stato incollato e se ne vede il lato inferiore con gli incontri delle due serrature già al loro posto; una volta ultimato l’incollaggio definitivo, la mini-cassettiera appare così: 





                                                                                                                (Fine seconda parte)

martedì 1 settembre 2015

SERRATURE PER CASSETTI (prima parte)




Sempre preparando dei campioni per il corso, questa volta voglio mostrare come montare una serratura da applicare (art. 2130 della ditta Meroni).
In questo caso ho deciso di costruire una mini-cassettiera a due cassetti affiancati, per risparmiare tempo rispetto a due costruzioni singole; il materiale usato è truciolare nobilitato bianco da 20 mm., bordato in nero per evidenziare gli spessori. Per la parte superiore è stato utilizzato un pannello in truciolare placcato noce e ovviamente bordato di conseguenza.
L’assemblaggio è stato preparato utilizzando le linguette (o lamelli, vedi articolo del 25/04/2015); nella foto seguente si vedono i vari componenti della cassettiera con le fresate già preparate e con le linguette già inserite: si vedono i due fianchi laterali, quello centrale, la fascia posteriore, il fondo ed il coperchio in noce dal lato inferiore, che è quello fresato, che sarà incollato sulla struttura sottostante.
In quest’ultimo non sono ancora state fatte le lavorazioni per l’applicazione degli incontri delle due serrature dei singoli cassetti. 


Nella foto successiva si vede il mobiletto assemblato, con il coperchio in noce che sporge in avanti rispetto alla carcassa, per coprire lo spessore delle mostre dei cassetti che ospiteranno le serrature. 


La fotografia seguente l’ho messa solo per sottolineare che, in questo caso, non c’è una carcassa in nobilitato chiusa dotata di un ulteriore piano di finitura superiore, come capita spesso; il piano in noce entra a far parte integrante della struttura. 


Il cassetto che sarà ospitato nel vano di sinistra è stato costruito utilizzando del multistrati di betulla da 15 mm. ed è già stato incollato e verniciato, come anche il fondo che è in compensato di betulla da 6 mm..
Il pannello frontale che costituisce la parte visibile, a cassetto chiuso, si chiama “mostra” ed è stato preparato in MDF da 19 mm. ed è ancora grezzo e girato mettendo in mostra il lato interno. 


Ci sono diverse cose da spiegare in questa foto: la prima è che questo cassetto è stato costruito in modo da avere una sua struttura completa ed indipendente, a cui verrà applicata successivamente la mostra che verrà avvitata dall’interno del cassetto e che sarà sempre possibile rimuovere o sostituire con un’altra.
I fori di collegamento si vedono nella mostra (dove sono ovviamente ciechi) e sono quelli più distanti dal foro centrale, ed anche nella “contromostra” che è quella parte del cassetto a cui viene fissata la mostra. Qui i fori sono passanti, sono allineati con i precedenti, distanti dalla lavorazione centrale e svasati dal lato interno.
Il fatto che nella contromostra esista un alloggiamento per la serratura deriva dalla scelta che ho fatto, cioè di costruire il cassetto con una struttura indipendente ed una mostra da applicare; l’alternativa avrebbe potuto essere un cassetto in cui non c’era la contromostra, ma la mostra stessa veniva a far parte del cassetto, diventando un elemento strutturale e non più sostituibile, in quanto incollata.
In questo caso la serratura che, come ho scritto all’inizio dell’articolo, è “da applicare” sarebbe stata semplicemente avvitata alla mostra dall’interno (continuando a fare la sua funzione normalmente) ma, non essendoci la contromostra sarebbe rimasta completamente a vista.
In contrapposizione alle serrature da applicare esistono quelle “da infilare” che però vedremo più avanti. Adesso vediamo come è composta questa serratura: 


Ha un meccanismo centrale, dotato di cilindro, che fa scorrere un piatto di acciaio da una parte all’altra della serratura, utilizzando ovviamente una delle chiavi che si vedono; nella foto la serratura è in posizione orizzontale, come viene montata negli sportelli. Nel nostro caso la dobbiamo immaginare ruotata di 90° in modo che si adatti perfettamente all’alloggiamento che ho preparato nella contromostra, utilizzando una punta levanodi ed uno scalpello per le zone di scorrimento del piatto d’acciaio.
In questo modo la serratura applicata al lato interno della mostra si inserisce senza difficoltà nella contromostra, permettendo un accoppiamento perfetto delle due parti ed un normale funzionamento del meccanismo.
Poiché il cilindro deve essere accessibile dall’esterno della mostra per poter inserire la chiave che regola l’apertura e la chiusura, come si vede dalla foto, è stato praticato un foro passante da 18 mm.; questo è, per comodità di montaggio, più grande del cilindro ed è necessario un anello di finitura che verrà collocato all’esterno della mostra (è quel cerchietto in basso a destra).
L’altro elemento che si vede nella foto è “l’incontro”, cioè un lamierino piegato a L (simile a quello usato nella serratura a stringa) che blocca il piatto di acciaio della serratura, quando questo è in posizione di chiusura, impedendo al cassetto di uscire dal mobile.
Questo pezzo va fissato sopra alla contromostra, applicato direttamente al pannello in noce, nel lato inferiore. La presenza di questo incontro è responsabile delle due tacche che ho dovuto praticare nella contromostra e nella parte retrostante del cassetto.
Avendo deciso di tenere il cassetto più alto possibile in modo da lasciarlo a “scorrimento libero” per non montare nessun tipo di guida, le tacche erano indispensabili; in alternativa avrei potuto tenere più basso tutto il cassetto, ma questo avrebbe portato ad una tendenza al ribaltamento del cassetto durante l’uscita, cosa che si poteva evitare montando delle guide.
Ma io avevo fretta di finire il lavoro, quindi…

                                                                                                                      (Fine prima parte)


sabato 22 agosto 2015

LA SERRATURA AD ASTE ROTANTI




In questo articolo vi spiegherò come si monta una serratura ad aste rotanti, detta anche “serratura a spagnoletta”. Le foto delle varie fasi successive sono, anche in questo caso, relative al campione che userò per il corso di Progettazione di show-room.
Come nel caso precedente, la partenza è costituita da una carcassa in nobilitato bianco di 18 mm., bordato in PVC; questa volta lo sportello è stato preparato con un pannellino di truciolare di 18 mm. placcato in laminato bianco e sempre bordato in PVC. 


Nella foto seguente si notano i componenti del meccanismo: ci sono le due cerniere a scodellino (questa volta in battuta completa, perché lo sportello è in battuta sulla carcassa) con le relative basette, la serratura con le aste rotanti e le due chiusure a spagnolette (in alto) ed infine le due boccole in nylon con i perni eccentrici registrabili ( a destra) e le chiavi della serratura a cilindro con l’anello di finitura esterno (al centro). 


Analogamente al campione precedente, le lavorazioni principali riguardano lo sportello, che verrà forato con la solita punta da 35 mm. di diametro per ospitare la testa delle cerniere; l’altro foro che si vede è passante è ed di 18 mm. di diametro per fare uscire all’esterno il cilindro della serratura.
La serratura vera e propria viene fissata con due viti svasate di 3,5 x 16 mm. e riceverà le aste rotanti (che sono cilindriche, ma hanno una spianatura laterale lungo l’asse longitudinale, per poterle ruotare solo incastrandole negli appositi alloggiamenti della serratura e delle spagnolette).



Una volta inserite le aste e completato il meccanismo con l’inserimento delle spagnolette, si fissano i cavallotti con viti svasate di 2,5 x 12,5 mm., per tenere in posizione le spagnolette pur permettendone la rotazione. Ecco lo sportello con tutta la ferramenta montata: 


La foto seguente mostra lo sportello montato con la serratura chiusa, vista dall’interno; si notano le spagnolette agganciate ai relativi perni e la mandata della serratura trattenuta dall’incontro, che è una semplice piastrina ad L fissata al fianco. 

Serratura chiusa


Serratura aperta

A differenza della serratura a stringa, che chiude in due punti, questa ha 3 punti di fissaggio ed è ovviamente più sicura; un altro vantaggio di quest’ultimo sistema è che si può usare su uno sportello in battuta, che quindi nasconde praticamente tutta la carcassa frontalmente, ottenendo un aspetto migliore; vi ricordo che con la serratura a stringa la carcassa rimaneva completamente in vista.
Nelle foto seguente si vede lo sportello aperto, con i due perni di chiusura in vista e le spagnolette in posizione aperte. L'incontro sul lato destro della carcassa è sostituito da un piccolo angolare di alluminio. 



Ed ecco lo sportello visto dal lato esterno, con la serratura a cilindro contornata dall’anello di finitura e con la coppia di chiavi in dotazione. 







mercoledì 12 agosto 2015

LA SERRATURA A STRINGA




Questa volta mostrerò come si monta una “serratura a stringa”, che sarebbe una serratura per mobili, ad aste scorrevoli. Ho fotografato le varie fasi costruttive di un campione che utilizzerò per il corso di Progettazione di show-room che tengo per l’Ordine degli Architetti di Bologna.
Questa serratura si può usare per chiudere dei mobili che hanno l’anta (o le ante) in luce; non si può usare per le ante in battuta perché le aste comandate dalla serratura si devono infilare dentro a delle piastrine che vanno incassate all’interno del cappello e della base del mobile, o almeno in uno di essi.
In questo caso il materiale usato per la struttura è truciolare nobilitato bianco da 18 mm., bordato in PVC; mentre l’anta è in multistrati di pioppo da 18 mm. placcato in laminato bianco e bordato in PVC.
Ho preparato i quattro pannellini che costituiscono la carcassa e li ho incollati fra di loro usando le linguette (vedi articolo del 25/04/2015); nella foto seguente si vede la struttura già assemblata con lo sportello non ancora lavorato, a fianco.


I vari elementi della ferramenta da usare sono nella foto successiva: oltre alle due cerniere a scodellino in luce, dotate della basetta adeguata (in basso), ci sono le due aste scorrevoli e la serratura vera e propria con i cavallotti per tenere in sede le aste ( al centro); a destra in basso c’è la bocchetta che andrà montata, come finitura, dal lato esterno dello sportello, con la relativa chiave e in alto c’è il listello di copertura di tutto il meccanismo, eseguito in Toulipier laccato bianco, e scavato opportunamente nel lato inferiore per adattarsi ai vari ingombri della serratura. Tutti i pezzi vanno fissati con le viti che si vedono nella foto.


Le lavorazioni principali riguardano lo sportello che deve essere forato con delle punte al Widia da 35 mm. di diametro, per ospitare la testa delle cerniere; poi bisogna affrontare l’alloggiamento del corpo principale della serratura, che viene effettuato con due fori affiancati praticati con una punta al Widia da 30 mm., raccordati tra loro con due tratti rettilinei, che richiedono l’uso dello scalpello (lo scalpello non sarà molto contento di lavorare sul laminato, ma se gli promettete di riaffilarlo dopo l’uso, lui si renderà disponibile).
Una volta realizzato questo lavoro, bisogna preoccuparsi di incassare anche le due linguette per il fissaggio della serratura, in modo che questa risulti perfettamente a filo con il lato interno dello sportello. Per questa operazione bisogna usare una punta da legno (quella con i rasanti esterni) da 10 mm.; se vi volete cimentare in questo lavoro, non usate mai le punte da metallo: quasi sicuramente sbreccereste il laminato e non otterreste un foro piatto, che invece è quello che ci serve.
Lo strumento più indicato sarebbe una punta con i rasanti al Widia, ma costano parecchio e quella da legno riesce ugualmente a fare il lavoro, anche se dopo non sarà molto affilata. Con una scalpellino si raccordano i fori con l’alloggiamento preparato precedentemente e si perfeziona il fondo del foro. 


A questo punto si prende la serratura e la si preme sul fondo della sua sede in modo che il perno (sporgente e a punta) dove si infilerà la chiave possa lasciare un’impronta che segnalerà dove effettuare il foro passante, per permettere di infilare la chiave dall’esterno; questo foro, che sarà prodotto da una punta da legno da 8 mm., verrà poi allargato verso il basso dandogli la forma della toppa, per far entrare la chiave.
Adesso si può fissare la serratura con due viti svasate da 2,5 x 16 mm. e vi si infilano le aste, che hanno un foro in testa, nei perni sporgenti predisposti per ospitarle; le aste sono state preventivamente tagliate a misura, portandole a filo dello sportello, tenendo la serratura completamente retratta.
Successivamente si fissano i cavallotti con viti svasate da 2,5 x 12,5 mm., che serviranno a mantenere in guida le aste durante lo scorrimento.
Possiamo quindi montare le cerniere per completare l’istallazione della ferramenta sullo sportello, usando viti svasate da 3,5 x 16; ed ecco il risultato del nostro lavoro: 


Non ho mostrato le due piastrine in cui si innestano le aste che vanno incassate nella base e nel cappello, queste vanno montate a filo con due viti svasate 2,5 x 12,5; la posizione delle piastrine, sotto le quali va praticato un foro per ospitare le aste quando si vuole chiudere lo sportello, va calcolata a sportello chiuso, valutandone la collocazione agendo dalla parte interna (se fosse un mobile vero, dovremmo asportarne la fodera posteriore).
Nella foto seguente si vede una di queste piastrine insieme al fermo di battuta dello sportello, che può avere forme diverse, ma che è utile per trovare immediatamente la posizione giusta prima di azionare la serratura. 


Una volta applicato lo sportello alla carcassa, il risultato è questo (visto dall’interno):



Appena abbiamo verificato che tutto funzioni alla perfezione, possiamo permetterci di dare il tocco finale, applicando un listello adeguatamente scavato per adattarsi a tutte le sporgenze delle varie parti della serratura, in modo da nasconderla completamente; come al solito il fissaggio è fatto usando delle viti, questa volta di 3 x 20 mm. e ovviamente il loro numero è in funzione della lunghezza del suddetto listello. 



Però non abbiamo ancora finito, perché ci dobbiamo occupare dell’aspetto estetico dello sportello dal lato esterno; per risolvere questo problema utilizziamo una bocchetta che fissiamo con due viti di 2,5 x 10 mm. (devono essere corte perché all’interno c’è il corpo della serratura) in corrispondenza del foro passante che abbiamo praticato prima.
Ed ecco l’aspetto esterno del campione: 


Esistono altre soluzioni per la bocchetta, ce ne sono altre che non vengono fissate con le viti, ma vanno incassate a pressione in un foro praticato precedentemente e sono sicuramente più eleganti; un’altra possibilità è costituita da una bocchetta con la parte interna dotata della classica apertura a forma di toppa ed un sottile bordino, risvoltato anche verso l’interno dello sportello per il fissaggio, che rimane comunque un elemento in vista.
Per chi vuole vedere soltanto l’apertura della toppa esiste un’altra opportunità che è costituita da un elemento in ottone pieno, di forma quasi ovale, che ha al centro la toppa; questo oggetto è nato per essere incassato a filo esterno nello sportello (in questo caso solo per sportelli che devono essere laccati) e scompare una volta effettuata la laccatura, lasciando quindi visibile solo la toppa.
C’è solo un’unica controindicazione: ci vuole una mira eccezionale per centrare la toppa con la chiave senza graffiare la zona circostante, per cui non è molto consigliabile.




domenica 2 agosto 2015

CONSIGLI PRATICI 5




Un altro strumento molto comodo e che ci possiamo costruire da soli, utilizzando due pannelli di MDF di spessori diversi, è questo: 




E’ un dispositivo molto semplice da costruire ed è utilissimo quando si devono fare dei fori in testa a dei righetti a sezione quadrata, rettangolare o circolare ed abbiamo bisogno che il foro sia parallelo all’asse longitudinale.
Naturalmente i due elementi in legno vanno incollati e successivamente devono essere tagliate le teste in squadro con una troncatrice per garantire al righetto che dobbiamo forare la perfetta perpendicolarità rispetto al basamento del trapano a colonna.
E’ importante che questo supporto abbia una base sufficientemente ampia per dare una certa stabilità ed un appoggio adeguato, visto che durante la foratura dovremo tenere il tutto stretto con una mano e dobbiamo essere certi di avere un appoggio corretto.
Per chi vuole un’alternativa, si può ricavare una scasso a V nel pezzo che vogliamo preparare e, in questo incavo possono essere forati righetti squadrati o cilindrici come nel caso precedente. 




E’ ovvio che la grandezza di questi supporti cambia in funzione delle varie dimensioni dei righetti che devono essere forati in testa, perché con la mano dobbiamo riuscire a tenere fermo il pezzo da forare nelle parte più alta, dove maggiori sono le vibrazioni durante l’inserimento della punta del trapano.
Questo significa che per un righetto alto dovremo costruirci un supporto più o meno della stessa altezza, magari incollando un pannello più ampio che allarghi la base di appoggio, per migliorare la stabilità.
Se il foro va fatto al centro della faccia di testa ed il righetto è cilindrico, il sistema da usare è quello indicato nell’articolo precedente, magari costruendone uno che abbia dimensioni più adeguate come questo: 

VISTO  DA  SOTTO

VISTO  DA  SOPRA

Se invece la sezione del righetto è quadrata o rettangolare, la soluzione è ancora più semplice perché basta disegnare le diagonali sulla faccia da forare; il centro è nel punto d’incontro.

Ci sono degli altri attrezzi che si rivelano molto utili quando si lavora il legno: sono le lime di carta vetrata. 


Per costruirle basta procurarsi dei listelli di varie dimensioni ed incollarvi delle strisce di carta vetrata su entrambi i lati, magari di due grane diverse per usare un lato per sgrossare ed uno per rifinire.
Sui listelli piani si può usare della colla vinilica per l’applicazione della carta vetrata, avendo l’accortezza di tagliarla con un cutter agendo sul lato posteriore, per salvaguardare la lama dall’effetto dell’abrasivo.
Nel caso si debba ottenere una forma cilindrica si possono usare indifferentemente supporti in legno (ottenuto semplicemente da un vecchio manico di scopa) oppure dei tubi metallici. In questi casi la colla vinilica non va bene perché non si riesce a tenere ferma la carta vetrata in maniera adeguata finchè non ha fatto presa, se si usa il legno; e sul metallo non incollerebbe.
E’ più facile ed immediata la colla neoprenica (tipo Bostik o similare); naturalmente bisogna prima calcolarsi lo sviluppo della superficie cilindrica del supporto e  tagliare la carta vetrata preoccupandosi di stare un po’ scarsi per evitare degli inutili sormonti.
A questo punto si spalma la colla e, quando è pronta, si accoppiano le due parti stando attenti a non fare delle grinze nella carta vetrata; il cilindro abrasivo è pronto ed è utilizzabile subito.
Un procedimento simile si può utilizzare per creare una raspa rotativa da utilizzare sul trapano (sia a colonna che portatile); in questo caso però serve una certa abilità ed è meglio usare della tela abrasiva piuttosto che la carta vetrata, per via della maggior flessibilità e resistenza.
Per prima cosa bisogna procurarsi uno spezzone di tondino di acciaio del diametro che ci serve, poi bisogna tagliare una striscia di tela abrasiva abbastanza lunga da avvolgersi attorno al tondino, mantenendo un’angolazione di 45°; dal lato da cui si inizierà l’incollaggio si fa un taglio inclinato a 45° (attenzione a senso di avvolgimento: bisogna incollarla tenendo conto del senso di rotazione del trapano, cioè bisogna incollarla facendola lavorare “in trazione”).
Poi si procede a spalmare la colla sulle due parti e si procede come prima; l’unica difficoltà è rappresentata dal fatto che, durante l’avvolgimento, non bisogna creare sovrapposizioni della tela abrasiva, piuttosto è meglio che rimanga dello spazio tra una spira e la successiva, tanto funziona ugualmente.
Contrariamente agli attrezzi in cui si è usata la colla vinilica, che vanno buttati quando si sono consumati, in questo caso si può recuperare il tondino di acciaio immergendolo in acetone o diluente alla nitro: la tela vetrata si staccherà molto velocemente e si può riavvolgerne una nuova.